"Qual è la qualità della tua sottomissione al tuo proprio destino?" (Jerzy Grotowski)
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"Qual è la qualità della tua sottomissione al tuo proprio destino?" (Jerzy Grotowski)


Leggiamo un brano tratto dall'articolo Performer (1987) di Jerzy Grotowski, tratto da: Jerzy Grotowski, Testi 1968-1998:

"Non cerco di scoprire qualcosa di nuovo, ma qualcosa di dimenticato. [...]
Se utilizzo il termine di guerriero, forse si penserà a Castaneda, ma anche tutte le scritture parlano del guerriero. Lo si trova tanto nella tradizione hindu che in quella africana. E' qualcuno che è cosciente della propria mortalità. Se è necessario affrontare i cadaveri, li affronta, ma se non occorre uccidere, non uccide. Presso gli indiani del Nuovo Mondo si diceva del guerriero che tra due battaglie ha il cuore tenero, come una giovinetta . Per conquistare la conoscenza egli lotta, perché la pulsazione della vita diventa più forte, più articolata nei momenti di grande intensità, di pericolo. Il pericolo e la chance vanno insieme. Non si ha classe se non di fronte al pericolo. Nel momento della sfida appare la ritmizzazione degli impulsi umani. Il rituale è un momento di grande intensità. Intensità provocata. La vita diventa allora ritmo. [...]
L'essenza: etimologicamente si tratta dell'essere, dell' esserità . L'essenza mi interessa perché niente in essa è sociologico. E ciò che non si è ricevuto dagli altri, ciò che non viene dall'esterno, che non si è imparato. Per esempio, la coscienza (nel senso di the conscience ) è qualcosa che appartiene all'essenza; è del tutto differente dal codice morale, che appartiene alla società. Se infrangi il codice morale ti senti colpevole ed è la società che parla in te. Ma se fai un atto contro coscienza senti rimorso – questo è fra te e te, non fra te e la società. Poiché quasi tutto ciò che possediamo è sociologico, l'essenza sembra poca cosa, ma è nostra. Negli anni Settanta, in Sudan, c'erano ancora dei giovani guerrieri nei villaggi Kau. Nel guerriero in organicità piena, il corpo e l'essenza possono entrare in osmosi e pare impossibile dissociarli. Ma questo non è uno stato permanente, non dura a lungo. È, secondo l'espressione di Zeami, il fiore della giovinezza . Invece, con l'età, si può passare dal corpo-e-essenza al corpo dell'essenza . E ciò in seguito a una difficile evoluzione, una trasmutazione personale che è, in qualche modo, il compito di ciascuno. La domanda chiave è: qual è il tuo processo? Gli sei fedele oppure lotti contro il tuo processo? Il processo è come il destino di ciascuno, il proprio destino che si sviluppa nel tempo (o che semplicemente si svolge, e questo è tutto). Allora: qual è la qualità della tua sottomissione al tuo proprio destino? Si può captare il processo se ciò che si fa è in rapporto con noi stessi, se non si odia ciò che si fa . Il processo è legato all'essenza e virtualmente conduce al corpo dell'essenza. Quando il guerriero è nel breve tempo dell'osmosi corpo-e-essenza deve captare il proprio processo. Adattato al processo, il corpo diventa non-resistente, quasi trasparente. Tutto è leggero, tutto è evidente" (pp. 83-85).