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"Lascia andare! Lascia andare!" (Bernie Glassman)

 


"Lascia andare! Lascia andare!" (Bernie Glassman)


Continuiamo a trarre brani da Cerchio infinito - La via buddhista all'illuminazione di Bernie Glassman. Ricordiamo che ci stiamo concentrando sulla prima parte del testo, la quale è un commento al Sutra del Cuore.

"I versi «La forma è essenzialmente vacuità, / La vacuità essenzialmente forma» sono, in un certo senso, la chiave del sutra. È l'inizio della spiegazione di prajna, la saggezza, ossia l'agire dello stato di vacuità. La vacuità in se stessa è molto passiva, è così com'è. L'agire della vacuità, tuttavia, comporta, appunto, una notevole attività.
[...] In pratica, tendiamo a restare attaccati solo a un lato della realtà, all'assoluto piuttosto che al relativo, [...] alla vacuità piuttosto che ai fenomeni. Gran parte della pratica zen consiste nell'imparare a vedere entrambi i lati tanto chiaramente da farli scomparire. [...]
Immaginiamo che io stia parlando con un amico, e che gli dica che non mi piace il suo modo di vivere. Non mangia in modo corretto e voglio dargli dei soldi. È giusto o sbagliato? Se la mia azione è libera dal concetto di cosa gli sto dando, se è un gesto completo che esprime l'unità della vita, la questione se sia giusto o sbagliato è fuori luogo. L'unico evento che in realtà accade è il gesto del dare. Tuttavia se gli do dei soldi perché non mi piace il suo modo di vivere e dunque lo voglio aiutare, c'è separazione. Questa separazione, questo dualismo, è sbagliato. È fuori luogo pensare che l'azione sia giusta o ingiusta. Finché c'è separazione, dato che sono presenti i concetti di «sé» e di «altro», l'azione è dualistica. Viola l'integrità dell'Unico Corpo.
[...] Per poter vedere l'unità e perdere ogni dubbio, occorre lasciar cadere il sé, perché è il sé che ci impedisce di vederla. Il sé è il nostro pesante bagaglio di concetti e idee.
[...] Praticare davvero significa lasciare andare il sé. Ma di solito, vogliamo guadagnare qualcosa piuttosto che perderlo, e così continuiamo a cercare [...].
Di solito, pratichiamo per raggiungere o guadagnare qualcosa, non per lasciare andare. Ci mettiamo a sedere perché vogliamo diventare in qualche modo migliori, per aumentare il nostro benessere fisico, per diventare più intelligenti o più sicuri, per fare esperienza del samadhi o dell'illuminazione, la lista non ha fine. Molto spesso la pratica è rivolta a quel che vogliamo acquisire. Ma il messaggio che continua a ritornare, quasi provenisse dalla pratica stessa, è: «Lascia andare! Lascia andare!». Di solito rispondiamo: «Non voglio. Desidero essere istruito». Ma, ancora una volta, la pratica ripete: «Lascia andare!»" (dal Cap. III).
 

"O Shariputra, tutte le cose sono espressione della vacuità.

[...] Tutti i fenomeni, la rabbia, l'amore, gli animali, i fantasmi, gli esseri umani, i demoni, i minerali, l'erba, la risata, gli unicorni, sono manifestazioni della vacuità. [...]
Dunque, cos'è la vacuità? È tutti questi fenomeni senza le etichette che vi associamo. Per esempio, la risata è un'espressione di vacuità. Ma cos'è indipendentemente, o separatamente, dalla parola «risata», dalla nozione di risata? Il dolore è dolore, ma cos'è quando eliminiamo la nozione di dolore? Togliamo tutte le etichette, le nostre idee riguardo ai fenomeni: questa è la vacuità" (dal Cap. IV).