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"Cos'è la vacuità?" (Bernie Glassman)

 


"Cos'è la vacuità?" (Bernie Glassman)


Continuiamo a trarre brani da Cerchio infinito - La via buddhista all'illuminazione di Bernie Glassman. Ricordiamo che ci stiamo concentrando sulla prima parte del testo, la quale è un commento al Sutra del Cuore.

"Poiché lo zen è l'Unico Corpo, cioè la vita stessa, non esclude nulla. [...] Lo zen è questo, questo momento, questo bastone, questa quiddità. Togli qualcosa da questo, e non è più questo. [...]

... la forma non è che vacuità,
La vacuità non è che forma.

[...] La forma è dharma, i fenomeni, il mondo fenomenico, ossia la molteplicità, le differenze della vita, tutte le forme che vediamo. La vacuità si riferisce all'unicità della vita, cioè alla vita così com'è, senza alcuna distinzione. Il sutra dice che la forma, o tutti i fenomeni, non è che vacuità, non è che l'Unico Corpo.
[...] Ciò significa che, se riusciamo davvero a vedere il mondo dell'unità, allora comprendiamo ogni fenomeno. [...]
Nello studio dello zen ci si dedica a tre aspetti: il mondo delle differenze (forma), il mondo della vacuità (unità) e la relazione tra essi (chiamata armonia). [...]
Cos'è la vacuità? È ciò che è qualsiasi fenomeno una volta eliminati tutti i nostri concetti e le nostre idee di esso. Cos'è un bastone, quando lascio cadere tutti i miei concetti su cosa sia? Diciamo: «È un bastone». Elimina questo concetto. «È diritto». Elimina anche questo. «È l'estensione della mia mano». Via pure questo. Cos'è? Quando comprendiamo cos'è, allora comprendiamo ogni fenomeno. Questa è la prima parte dello studio dello zen.
La seconda parte consiste nel vedere le differenze, avendo compreso la vacuità di tutte le cose. Avendolo visto così com'è, ora lo riconosco come bastone, come diritto, come estensione della mia mano, come qualcosa che non è te, non è me, non è la stanza. [...]
Nella prima parte del nostro studio comprendiamo come tutti i fenomeni non sono che vacuità, non sono che l'Unico Corpo. Dio, fiori, alberi, letame, insetti, vermi e farfalle sono l'Unico Corpo. Avendo visto tutto come l'Unico Corpo, lo consideriamo poi come l'insieme delle differenze, ed è questa la seconda parte dello studio. Nella terza parte, comprendiamo la relazione: vacuità e differenze si equivalgono.
Quando vediamo che la forma è vuota e la diversità è unità, quando comprendiamo veramente cosa significhi, conseguiamo prajna. Ma ricordate che, se ne abbia coscienza o no, siamo essenzialmente prajna. Siamo tutte le cose, ma dobbiamo realizzarlo, dobbiamo farne esperienza. [...] Quando capiamo chiaramente che la vacuità è forma, che l'unità è tutte le forme, realizziamo la compassione. Ogni fenomeno nella vita è unità, ogni fenomeno nella vita è me. La compassione implica che non siamo più attaccati al mondo del Nirvana. [...]

La forma è essenzialmente vacuità,
La vacuità essenzialmente forma.

[...] Abbiamo scoperto che un modo per svelare la vacuità consiste nell'usare una sorta di analisi riduttiva che culmina con la scoperta che non c'è proprio nulla. Allo stesso modo, se prendiamo un bastone e lo osserviamo al microscopio, scopriamo che più andiamo in profondità, più troviamo spazio e sempre meno sostanza. [...]
Ma non è necessario fare tutto ciò per cogliere la vacuità. Il nostro bastone è essenzialmente vacuità così com'è. Quando vediamo la vacuità, essa è essenzialmente forma; è così, la vacuità non andrebbe compresa in modo nichilistico, come se nulla esistesse. La vacuità è ogni cosa così com'è" (dal Cap. III).