la meditazione come via
vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

gli esercizi

testi

bibliografia

insegnante

dizionario zen

links

stampa

cerca nel sito

email

newsletter


 

"In essenza, siamo illuminati, siamo il Buddha" (Bernie Glassman)

 


"In essenza, siamo illuminati, siamo il Buddha" (Bernie Glassman)


Continuiamo a trarre brani da Cerchio infinito - La via buddhista all'illuminazione di Bernie Glassman. Ricordiamo che questa prima parte del testo è un commento al Sutra del Cuore.

"Il bodhisattva Avalokiteshvara facendo profonda prajnaparamita
Percepì la vacuità di tutte le cinque condizioni
E fu liberato dalla sofferenza.

La parola Buddha significa «Illuminato», colui che si è risvegliato. [...] Il centro della sua esperienza d’illuminazione, il messaggio che insegnò, era: «Meraviglioso! Meraviglioso! Ogni cosa così com’è è illuminata!». [...]
L’affermazione del Buddha Shakyamuni esprime due importanti aspetti della pratica e della vita: l’aspetto essenziale e quello esperienziale. In essenza, siamo illuminati, siamo il Buddha. Non solo noi, ma ogni fenomeno: bastoni, fiori, alberi, stelle. Ma dal punto di vista esperienziale, non siamo illuminati perché dobbiamo ancora farne esperienza. [...]
Il bodhisattva Avalokiteshvara è la manifestazione, o l’incarnazione, sia di prajna, la saggezza, sia della compassione. Chi è il bodhisattva Avalokiteshvara? Non è altro che noi, quel che intrinsecamente siamo. Se vogliamo davvero comprendere la vita, dobbiamo guardare ogni cosa come se fosse noi stessi. Invece pensiamo: «Va bene, ma se si presume che io sia l’incarnazione di prajna e della compassione, perché sono così confuso? Perché causo così tanta sofferenza, così tanti problemi?». Così, però, separiamo noi stessi da Avalokiteshvara. Dobbiamo comprendere che Avalokiteshvara non è separato, è noi! Anche la confusione è noi! Ogni cosa è noi.

... facendo profonda prajnaparamita.

[...] Essendo profonda prajnaparamita, facciamo profonda prajnaparamita. [...] I bodhisattva, avendo raggiunto lo stato di illuminazione, non restano o si fermano lì, ma per aiutare tutti noi agiscono intenzionalmente, fanno profonda prajnaparamita. Questa è la compassione, che è l’agire della saggezza. Poiché sono illuminati, praticano; poiché sono nello stato di non separazione, che è la saggezza, praticano la compassione, che è l’agire di quello stato.

... Percepì la vacuità ...

«Vacuità» è una parola molto importante in questo sutra. In sanscrito è sunyata; nel buddismo cinese viene resa ku. Uno dei significati di ki è «cielo», che il cinese usa per rendere il senso dell’infinità che contiene ogni elemento: le nuvole, i pianeti, le stelle. [...] Sunyata è ogni cosa così com’è, indipendentemente da tutti i nostri concetti. È solo questo, percepito direttamente, senza alcuna idea o concetto. Qualsiasi concetto abbiamo della vacuità non è vacuità, ma soltanto un’idea della vacuità.
[...] Un modo per cogliere la vacuità è comprendere che ogni fenomeno è un concetto, costituito da altri concetti. Quando eliminiamo i concetti, non resta niente. Ma possiamo anche considerare la vacuità senza eliminare nulla. Possiamo vedere ogni cosa così com’è anziché il suo concetto. Il concetto non è la cosa. Se ci liberiamo di tutti i nostri concetti e di tutte le nostre idee, cosa resta? Il mondo così com’è; ecco il significato di vacuità" (dal Capitolo II).