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"Nessun impedimento, dunque nessuna paura" (Bernie Glassman)

 


"Nessun impedimento, dunque nessuna paura" (Bernie Glassman)


Continuiamo a trarre brani da Cerchio infinito - La via buddhista all'illuminazione di Bernie Glassman. Ricordiamo che ci stiamo concentrando sulla prima parte del testo, la quale è un commento al Sutra del Cuore.

"Non è saggezza, né acquisizione.
Non è acquisizione, pertanto i bodhisattva vivono la prajnaparamita
Senza alcun impedimento nella mente.
Nessun impedimento, dunque nessuna paura.
Una volta oltre queste illusioni, il Nirvana è già qui,
Tutti i Buddha passati, presenti e futuri vivono la prjnaparamita
E realizzano la suprema, perfetta illuminazione.

[...] Non siamo che prajna, la saggezza stessa, ovvero l'agire della vacuità, delle cose così come sono. La vacuità è lo stato dell'Unico Corpo, lo stato in cui non ci sono concetti o nozioni di ciò che è, ma solo l'unica cosa.
[...] L'agire dell'Unico Corpo è quel che chiamiamo prajna, la saggezza. Non penso a sudare quando fa caldo: quando fa caldo, sudo. Questa è saggezza. Raramente penso a respirare; semplicemente respiro. Questa è saggezza. Non penso granché a pensare: penso soltanto. Questa è saggezza. L'azione del cervello è pensare, mentre quella dell'occhio è vedere. Se l'occhio diventa cieco, l'azione dell'occhio cieco è di non vedere. Se fa freddo e tremo, questa è l'azione dell'aver freddo. E anche questa è saggezza. La saggezza di prajna non è l'accumulazione di conoscenze di alcun genere, è solo la funzione di ciò che è.
[...] «Senza alcun impedimento nella mente. Nessun impedimento, dunque nessuna paura». Le nostre paure sorgono a causa dei tre veleni che creiamo: avidità, rabbia e ignoranza. Il veleno fondamentale è l'ignoranza, ovvero [...] non vedere la vita così com'è per effetto delle idee egocentriche. L'ignoranza crea l'avidità, generando l'idea che sostanzialmente ci manca qualcosa, e il concetto di mancanza è la causa della rabbia. [...]
Se siamo liberi dal sé, i tre veleni si trasformano nelle tre virtù del bodhisattva. L'ignoranza diventa lo stato di completa non discriminazione; dunque, non discriminiamo più tra il bene e il male; ci occupiamo piuttosto di ciò che è appropriato. Allo stesso modo, la rabbia diventa determinazione e l'avidità l'altruistico, compassionevole desiderio del bodhisattva di aiutare tutti gli esseri a realizzare la Via Illuminata" (dal Cap. VI).

"Gate, gate, paragate, parasamgate bodhi svaha!
Andato, andato, andato oltre, completamente andato al di là!

[...] Si lascia andare eliminando la separazione tra noi e ciò che desideriamo lasciare andare. Noi diventiamo ciò.
Possiamo lasciare andare la rabbia dicendole addio o voltandole le spalle? Certamente no! Non si ha alcun effetto. Per lasciare andare la rabbia bisogna entrare nella rabbia, diventare la rabbia, anziché separarsene. Se ci si attacca anche soltanto al concetto di doverla lasciare andare, si è di nuovo bloccati. Un famoso koan racconta che un monaco si recò da Chao-chou Ts'ung-shen e chiese: «Cosa faccio adesso che ho lasciato andare tutto?». Chao-chou disse: «Lascia andare anche quello!». Il monaco domandò: «Cosa vuoi dire con lascia andare anche quello? Ho lasciato andare tutto». Chao-chou rispose: «Va bene, allora continua a portartelo dietro». Il monaco non colse il punto. Aggrapparsi al lasciare andare non è lasciare andare.
Non ci liberiamo della rabbia cercando di liberarcene; lo stesso vale per dimenticare il sé. Dimenticare il sé significa diventare ciò che esso è, diventare quel che siamo. [...] Eliminando lo spazio tra soggetto e oggetto, non c'è rabbia, [...] non c'è dispiacere, né sofferenza, non c'è un osservatore seduto alle nostre spalle che si lamenta: «Povero me!».
[...] Se evitate la situazione, essa non fa che peggiorare. Si tratta di essere completamente la situazione: questo è lasciare andare" (dal Cap. VII).