La meditazione camminata e Papa Giovanni XXIII
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La meditazione camminata e Papa Giovanni XIII

Sappiamo bene che non è una cosa facile meditare. Solo chi non ha mai praticato una seria meditazione può credere che essa significhi semplicemente tranquillità, calma, rilassamento. In realtà non c'è vera tranquillità senza un lavoro interiore, non c'è calma senza impegno, non c'è autentico rilassamento senza lucidità. Lo diciamo e lo ripetiamo sempre: la meditazione non è torpore, è attenzione.

Durante la nostra pratica, la meditazione camminata ci risulta particolarmente difficile e anche noiosa nei primi mesi. È naturale, non può che essere così. Questo non ci deve turbare, non permettiamo che ci deprima: anche e soprattutto da questo tipo di reazioni dobbiamo riuscire a prendere le distanze. Il segreto è sempre il solito: giungere ad una situazione di non attaccamento, di disidentificazione dai nostri timori, dalle inutili preoccupazioni, dai pensieri distraenti che sono sempre pronti a prendere il sopravvento sulla nostra quieta, silenziosa, benevolente consapevolezza.

Una delle classiche reazioni durante la camminata è quel pensiero che più o meno possiamo formulare così: "Che noia! Che fatica! Ma quando finisce questo esercizio?! Che inutilità!". Il buon meditante, davanti a questo tipo di reazioni, risponde riportando il proprio centro al momento presente. Se cominciamo la meditazione camminata con la preoccupazione che per i prossimi dieci minuti dovremo mantenere l'attenzione sui tre movimenti (il piede che si stacca da terra, il piede che avanza, il piede che si riappoggia sul pavimento), il nostro esercizio ci porterà inevitabilmente al fallimento. Dobbiamo considerare ogni passo, anzi ogni tripartizione dello stesso, come se fosse l'unica azione che dobbiamo compiere; l'unico atto prima della nostra morte, il solo da compiere. Il resto non ci deve preoccupare, il resto non esiste proprio. Solo con questo atteggiamento possiamo camminare in meditazione per 10 minuti o un'ora o un giorno.

Abbiamo ricordato a lezione il decalogo di Papa Giovanni XXIII, che riporto qui:

"Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la Provvidenza di Dio si occupi di me come se nessun altro esistesse al mondo.

Solo per oggi avrò cura del mio aspetto: non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare nessuno tranne me stesso.

Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche buona lettura, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura alla vita dell'anima

Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino ma lo farò e mi guarderò da due malanni: la fretta e l'indecisione.

Solo per oggi non avrò timori. Non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.

Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterei se pensassi di doverlo fare per tutta la vita".