"La gioia del puro non senso" (Henry Miller)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"La gioia del puro non senso" (Henry Miller)


Abbiamo letto questo brano tratto dal testo di Henry Miller Riflessioni sulla morte di Mishima:

"Soprattutto all'uomo contemporaneo la vita sembra priva di significato. Si dice che la prima manifestazione, o stato della mente, sia la meraviglia. E l'uomo ha chiaramente perduto anche questo bene. Noi cerchiamo di spiegare l'universo nei termini di teorie scientifiche, ma […] ci lasciamo sfuggire il fatto che il significato si svela solo quando scopriamo la gratuità della creazione. Noi confondiamo l'ordine e la classificazione con la spiegazione. Non possiamo tollerare la nozione di disordine o di caos, eppure la sua accettazione è un bisogno essenziale. Analogamente per l'assoluto nonsenso. Solo il genio sembra capire e apprezzare la gioia del puro nonsenso. Il nonsenso è l'antidoto alla monotonia e alla vacuità create dalla nostra continua tensione verso l'ordine, il nostro ordine, l'antidoto ai nostri compulsivi tentativi di trovare senso e scopo dove non esistono".

La pratica meditativa è il luogo più proprio, insieme al gioco e alla follia, della scoperta della gratuità dell'evento: ciò che si manifesta, ciò che emerge all'essere dallo e nello spazio originario del vuoto desta la più alta meraviglia estatica in quanto si rivela al meditante come splendente della sua più gratuita realtà. La gratuità (e ciò che conduce a meraviglia) è nell'assoluta mancanza di spiegazione dell'essere di ciò che è: dono abissale e che non rientra nelle categorie della ragione (in questo senso caos, nonsenso).
La gioia è la condizione estatica interiore davanti a ciò che è senza che vi sia un senso in questo suo essere. Ed emerge quando lascio fluire questa meraviglia prima di qualsiasi ricerca di ordini e scopi dietro a ogni venire in essere di un evento.