Giardino d'inverno (Adam Zagajewski)
la meditazione come via
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Giardino d'inverno (Adam Zagajewski)

 

(Cosa c'è dietro la metafora del giardino d'inverno?)

 


In questa piccola città nera, la tua città,
dove anche i treni si fermano senza voltar la testa,
senza distogliersi dai destini finali,
nel parco, a dispetto di ombre e di caligini,
c'è un grigio edificio dall'interno perlato.

Dimentica la neve, i duri attacchi del gelo,
qui ti accoglie l'umida antologia dell'aria tropicale
e il misterioso fruscio di foglie smisurate
avviluppate come pigri serpenti -
neppure un egittologo saprebbe decifrarle.

Dimentica la tristezza delle strade anonime e degli stadi,
il peso delle domeniche riuscite male.
Accogli il respiro caldo che soffia dalle piante.
Un profumo lieve di lampi scoloriti
ti avvolgerà, ti condurrà laggiù, lontano.

Forse vedrai le vele rugginose di navi all'ancora,
isole ricamate di nebbia rosa, torri di templi diroccati;
vedrai ciò ch'è perduto, ciò che non c'era,
ma pure quanti vivono la tua
stessa vita.

Vedrai d'un tratto il mondo sotto una diversa luce,
i cancelli di case estranee per un istante si apriranno,
i pensieri nascosti diverranno visibili, le feste meno fastidiose,
la gioia altrui sarà più comprensibile, più belli i volti.

Dimentica te stesso, lasciati abbagliare dall'incanto,
dimentica tutto e forse tornerà una memoria
più profonda e una più profonda fratellanza,
e dirai: non so, non so com'è successo -
le palme hanno aperto il mio avido cuore.