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Un
giorno al maestro Seng-ts'an si presentò un giovane che dichiarò: "Vengo da te
perché cerco la liberazione". Lo stato di realizzazione passa
attraverso una fase di conoscenza. Ma non si tratta di una conoscenza letterale,
culturale, intellettualistica. È un sapere che non ha a che vedere con
qualcosa in particolare, piuttosto che qualcos'altro: è essenzialmente - appunto
- un realizzare. Quando si dice: "Ho realizzato che...": è come dire di averlo
capito, ma non solo a un certo livello, bensì totalmente, integralmente, con
tutto me stesso. L'ho realizzato, quindi non ne sono più separato, ma l'ho fatto
completamente mio: è duplice la realizzazione. Cioè ciò che realizzo, realizza
me stesso: questa
conoscenza, questa gnosi, è anche una trasformazione. Ma la trasformazione
avviene su un piano puramente relativo, soggettivo: non è qualcosa di pienamente
reale, oggettivo. C'è e non c'è. Perché non c'è? Perché non si tratta di passare
da un piano a un altro: soprattutto non è la costruzione di qualcosa, non è
l'ottenimento di una novità. Per l'ennesima volta: non è un passare da un certo
stato a un altro. È invece un accorgersi, un aprire gli occhi.
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