"La verità è presente in tutte le cose" (Gangaji)
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"La verità è presente in tutte le cose" (Gangaji)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto da Tu sei quello di Gangaji:

"La presenza è la stessa, la presenza è continua. È la verità, ed è la continuità della presenza che va compresa. La presenza è permanente. Le esperienze di felicità o di infelicità si sovrappongono a questa presenza. Le esperienze di confusione o di chiarezza sono sovrapposte a questa pura presenza. La presenza non è un'esperienza. È più grande della mente, più grande delle emozioni, più grande delle circostanze. La presenza è sempre presente, su questo non può esserci confusione.
Lascia che la confusione partecipi a questa presenza. Lascia che eoni di confusione entrino in questa presenza. Accogli la confusione [...]. Quando riconosci che la presenza è qui ed è continua, [...] questo annuncio si propaga nell'etere e attira la confusione, i dubbi e le paure. [...]
Quando riconosci di essere presenza, la confusione, le paure e i dubbi vengono lasciati liberi. [...] Non sei tu a doverti liberare, tu sei già intrinsecamente libero. Ciò che deve essere liberato sono le idee che hai sovrapposto a te stesso. [...]
Le sensazioni, belle o brutte sono tutte potenziali veicoli per questa scoperta sublime. Il segreto si scopre nell'istante in cui cessano tutte le attività tese a reprimere, nascondere, negare, fuggire, vincere, seguire o indulgere. Qualunque attività della mente cessa nell'istante dell'esperienza diretta. [...]
Nell'agio o nel disagio si fa sempre la stessa scoperta; nella paura, nella noia, nel blocco, nella disperazione, nella beatitudine e nella gioia: in ogni esperienza. L'intero spettacolo delle percezioni e delle emozioni, spiacevoli o no, diventa un gioco che serve ad approfondire la rivelazione. Niente va sconfitto, occorre soltanto andargli incontro.
Questa è l'indagine di sé ed è un'indagine che non ha fine. La coscienza illimitata è presente in tutti i pensieri, le forme, le emozioni e le esperienze. La verità è presente in tutte le cose, in tutti i fenomeni. [...]
Finché vorrai fare alcune esperienze e non altre vivrai la schiavitù [...]. Ma se sei disposto a sperimentare tutto, scopri che l'esperienza della schiavitù è in realtà un'illusione. [...]
Fatevi trovare" (pp. 127, 130-131).

Allora è il sentire una condizione o meglio una pre-condizione al di là di qualsiasi dualismo. La pratica non è produrre una particolare emozione, non è pensare un pensiero profondo o non pensare alcun pensiero, non è essere felici e nemmeno eliminare qualsiasi sofferenza. La pratica è abitare quella presenza nella quale si pensano i pensieri, si è in momenti di felicità e nei loro contrari, è quello stare in aderenza a sé stessi, quell'essere totalmente quello che si è, è quel sentire pieno, aperto, non reattivo, in abbandono, in completa partecipazione. È dimorare il reale, attraverso l'apertura, è quell'esperire il vuoto nel quale ciò che è, è. È quella protezione sempre presente, che realizzi solo se smetti di obiettare, di proteggerti, di parare i colpi. Allora è una esperienza di caduta di liberazione, dove le corazze sono state deposte, dove tutte le frasi fatte, le espressioni impostate, i percorsi reiterati, le abitudini introiettate, arrivano alla loro semplicità, al loro porto. Hai finalmente smesso con la chiacchiera, sei emerso, completamente affondato. È tutto un sentire.