Evitare la collera (Gandhi)
la meditazione come via
vipassana e zazen




 

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Evitare la collera (Gandhi)


Giovedì abbiamo continuato a leggere qualche brano dall'opera di Gandhi:

"Amare esperienze mi hanno insegnato la suprema lezione di trattenere la rabbia, e come il calore represso si trasmuti in energia: nello stesso modo la nostra rabbia, se tenuta a freno, può tramutarsi in una forza capace di smuovere il mondo. [...]
Non è che non mi arrabbi. È che non do sfogo alla rabbia. Coltivo la qualità della pazienza come assenza di rancore e, generalmente parlando, ci riesco. Ma controllo la mia rabbia solo quando viene. Come riesca a controllarla è una domanda inutile, perché è costume che ognuno deve coltivare e deve riuscire a formare attraverso la pratica costante" (da Gandhi, Il mio credo, il mio pensiero, pp. 44-45).

È interessante rilevare che qui Gandhi non nega la rabbia come elemento che fa parte della natura dell'uomo; infatti dice: "Non è che non mi arrabbi". Coglie però il meccanismo di perpetuazione di questo veleno interiore, e lo coglie nel dare ad esso appagamento, sfogo, cioè carburante. Non sfogare la rabbia, attraverso un certo atteggiamento mentale che non deve essere semplicemente quello della repressione, va ad incidere sottilmente sull'origine stessa della rabbia. È la visione apposta a quella, molto in voga oggi, dello sfogarsi come liberazione e alleggerimento della propria natura.

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
In conclusione: zazen.

A conclusione della lezione del lunedì abbiamo continuato a leggere dal Sutra del Sesto Patriarca (clicca qui).