"L'uomo dalla salda saggezza" (Gandhi)
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"L'uomo dalla salda saggezza" (Gandhi)


Giovedì abbiamo continuato a leggere qualche brano dall'opera di Gandhi:

"Chi rinunci a tutti i desideri che tormentano il cuore e tragga la propria contentezza dal proprio intimo è definito Sthitprajna o Samadhistha (dallo spirito saldo). Egli non si scompone nelle avversità, e non brama la felicità.
[...] I sensi sono così potenti da costringere un uomo a seguirli, se non sta in guardia. Perciò dobbiamo sempre tenerli sotto controllo. A questo risultato possiamo arrivare solo volgendo gli occhi alla nostra interiorità, percependo Dio che dimora nei nostri cuori e cercando di essergli devoti. Chi guardi a Dio come fine e gli doni tutto quello che ha, tenendo i sensi sotto controllo, è uno yogi [nel senso di vero praticante spirituale], saldo nello spirito.
[...] Se accettiamo l'ideale dello Sthitprajna, cioè «l'uomo dalla salda saggezza», cioè del Satyagrahi, non dobbiamo considerare nessuno nostro nemico; dobbiamo abbandonare ogni inimicizia e malevolenza. [...] L'uomo dalla mente salda non perderà mai la pazienza, [...] né si abbandonerà all'ira o all'ingiuria.
[...]
L'ideale dello Sthitprajna (l'uomo dal retto intendere), descritto nel secondo capitolo della Gita, è sempre davanti a me e mi sforzo tenacemente di raggiungerlo" (da Gandhi, La voce della verità, pp. 96-97).

Abbiamo letto anche diversi brani tratti da questo secondo capitolo della Bhagavadgita:

"I contatti con le cose materiali [...]
che procurano freddo e caldo, piacere e dolore,
che vanno e vengono, sono effimeri:
sopportali con fermezza, o Bharata!
Poiché quell'uomo saggio che essi non turbano,
o toro fra gli uomini,
quell'uomo per cui gioia e dolore son lo stessa cosa,
è fatto per una condizione immortale.
[...]
Considera eguali piacere e dolore
e così pure guadagno e perdita, vittoria e sconfitta;
e poi accingiti alla guerra:
non incorrerai così in alcun peccato.
[...] Provvisto di questa conoscenza intelligente,
[...] tu infrangerai i legami dell'azione.
Su questa via non c'è sforzo che vada perduto,
non c'è intoppo alcuno;
[...] Per coloro che sono sedotti da piaceri e poteri sovrumani,
[...] non si verifica quell'illuminazione,
la cui essenza è la risolutezza, che risiede nella contemplazione.
[...] Sii ben saldo in ciò che è sempre,
libero da ogni possesso, padrone di te.
[...] Ti compete soltanto l'agire,
non mai i suoi frutti;
non sia il frutto delle azioni motivo del tuo agire,
né sorga in te adesione al non agire.
[...] Compi le tue azioni
lasciando da parte ogni attaccamento, [...]
e rimanendo equanime nel successo e nell'insuccesso [...]
Cerca rifugio nella consapevolezza: ben miseri sono coloro
per i quali il frutto delle azioni è motivo dell'agire.
Per chi è provvisto di consapevolezza non esistono più
in questo mondo né il bene né il male.
[...] Quando la tua mente, distratta dall'ascolto di diverse dottrine,
starà infine ben ferma, fissa,
immobile nella contemplazione,
allora tu avrai realizzato lo yoga [qui nel senso di pratica spirituale].
Arjuna disse:
Che cosa dice d'un uomo di ferma saggezza,
immerso nella contemplazione, o Keśava?
Come parla quest'uomo di incrollabile senno,
come siede, come cammina?
Il glorioso Signore disse:
Quando un uomo abbandona tutti i desideri
che affollano il suo animo, o figlio di Prthā,
ed è contento solo di sé nel Sé,
si dice allora che egli ha un'incrollabile saggezza.
Il silenzioso impassibile nelle sofferenze,
privo d'attrazione per i piaceri,
libero da passione, paura e collera,
è detto imperturbabile nel suo raccoglimento.
Colui che è privo d'attaccamento in ogni circostanza
e, qualunque cosa gradevole o sgradevole gli accada,
non prova né attrazione né avversione,
costui ha una saggezza ben radicata.
[...] Se l'uomo presta attenzione agli oggetti dei sensi
finisce per nascere in lui attaccamento per quelli;
dall'attaccamento nasce il desiderio,
dal desiderio scaturisce la collera;
dalla collera si origina lo smarrimento,
dallo smarrimento confusione nella memoria,
dalla perdita della memoria la rovina dell'intelletto:
con la rovina dell'intelletto l'uomo è perduto.
Ma chi, padrone di sé, fruisce del mondo dei sensi
con i sensi privi di attrazione-avversione,
sottomessi alla sua volontà,
consegue una perfetta serenità.
Nella perfetta serenità si realizza per lui
la cessazione di tutte le sofferenze,
giacché in colui che ha l'animo sereno
rapidamente si stabilisce la consapevolezza.
Non c'è consapevolezza senza raccoglimento,
senza raccoglimento non c'è contemplazione,
senza contemplazione non c'è pace:
e per chi non ha pace come può esservi felicità?
Giacché i sensi vagano qua e là
e la mente d'un uomo, se li segue,
si porta via la sua saggezza,
come il vento una nave sull'acqua.
[...] Come le acque entrano nel mare che,
pur riempiendosi continuamente, conserva il suo livello inalterato,
così colui nel quale penetrano tutti i desideri
ottiene la pace, non già chi è schiavo dei desideri.
Quell'uomo che, rinunciando a tutti i desideri,
vive privo di voglia di possesso,
di attaccamento e di egoismo,
giunge alfine alla pace.
Ecco che cos'è, o figlio di Prthā, lo stato di Brahman.
Una volta che l'abbia ottenuto, l'uomo più non si confonde.
Se in esso prende salda dimora, anche al momento della morte,
egli attinge la totale estinzione nel Brahman" (dalla Bhagavadgita, cap. II).

Abbiamo iniziato con l'esercizio della consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
In ultimo: da seduti, l'esercizio dell'osservazione e disidentificazione dei pensieri, attraverso l'affermazione interiore "la mente sta pensando a ...".

A conclusione della lezione del lunedì abbiamo continuato a leggere dal Sutra del Sesto Patriarca (clicca qui).