"Ogni cosa nel mondo naturale straripava di vita" (Masanobu Fukuoka)
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"Ogni cosa nel mondo naturale straripava di vita" (Masanobu Fukuoka)


Leggiamo qualcosa tratto da La rivoluzione di Dio, della natura e dell'uomo di Masanobu Fukuoka, il creatore dell'agricoltura naturale:

"La sola ottica da cui possiamo far luce sulla vera mente è quella del Mu (il nulla).
Qual è l'ottica del Mu? È quella della gente prima di diventare consapevole di sé. È l'ottica che precede l'origine di una mente come quella di Cartesio quando disse: «Penso, dunque sono».
Solo coloro che si trovano in una posizione precedente al «penso, dunque sono» possono cogliere e chiarire la vera natura della vera mente. In altre parole, solo la mente dimentica di sé può conoscere la mente.
L'«io» a cui Cartesio si riferiva, non è nulla più dell'ego. [...]
Quando l'uomo primitivo mangiò la prima volta il frutto dell'albero della conoscenza e arrivò a possedere la conoscenza discriminante, la specie umana perse la sua mente originale e cadde nello stato della pecora smarrita. [...]
Se ci dedichiamo con tutto il cuore alla vita, la morte scompare e se conosciamo il vero aspetto del mondo, allora il mondo dopo la morte svanisce. Se guardiamo con gli occhi di Dio (senza mente), non c'è né vita né morte, né questo mondo né un aldilà. Tutto quello che c'è è la vita di questo mondo. [...]
Quando ritorniamo a un io senza ego e guardiamo con semplicità e ci abbandoniamo fra le braccia della natura spensierata, allora improvvisamente il pieno aspetto di Dio si schiuderà ai nostri occhi. Dio, la natura e l'uomo sono un corpo solo. Se ci svegliamo all'io senza sé, l'idea dell'io e dell'altro scompare [...].
Quando il valore delle cose svanì e capii che la gente non ha conoscenza e che le cose non hanno nome, capii per la prima volta che questo mondo è paradiso. Vidi che ogni cosa nel mondo naturale straripava di vita, cantando con piacere e ballando per la gioia. [...]
Quando e come è nata la conoscenza umana?
La conoscenza umana comincia dal momento in cui un bambino vede la luna che galleggia nel cielo e dice «la luna». Quando il bambino [...] diventa consapevole della luna, discrimina fra un soggetto che è «io» e un oggetto che è la luna e arriva a conoscere la cosa chiamata luna che sta in opposizione a sé.
La conoscenza umana non è altro che sapere discriminante, un sapere relativo che discrimina fra sé e l'altro" (pp. 74-78; 91).

La pratica meditativa è la prova provata della realtà precedente al penso, dunque sono, di quello spazio vuoto che ne è la premessa. Ma soprattutto è il ritornare a quella mente dell'origine precedente a qualsiasi dualismo, a qualsiasi frattura cioè tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto, alla separazione tra partenza e meta, tra vita e morte, tra esistenza e l'oltre. È il finalmente cadere liberatorio in quel presente in cui tutto ciò che è separativo, distinzione rispetto all'attimo presente e supremo brucia all'istante.
È quella consapevolezza muta, è quell'essere-con, quella così perfetta immersione del soggetto nell'oggetto, che non c'è nessun soggetto e alcun oggetto. È quella realtà precedente a qualsiasi verbalizzazione dell'esperienza, che non sarebbe altro che discriminare, fratturare la realtà stessa, originaria. Ogni descrizione di quel picco realizzativo sarebbe ricadere nel mentale, nel concettuale, nel discorso del sapere: triste lontananza dall'immersione anonima nel flusso senza perché.