"Qual è la verità di questo momento?" (Jeff Foster)
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"Qual è la verità di questo momento?" (Jeff Foster)


Abbiamo continuato a leggere da Il risveglio spirituale nella vita quotidiana di Jeff Foster:

"Il dolore fisico ha la capacità di reindirizzarci, nella maniera più drammatica, verso la realtà. Può realmente aiutarci ad aprire un varco attraverso tutte le immagini, se abbiamo voglia di sentirlo davvero in profondità.
Diciamo: «Provo dolore in questo istante». Ma cosa intendiamo in realtà? Proviamo a smontare la nostra storia del dolore e a tornare a ciò che sta davvero accadendo nel momento. [...] Ciò che sto dicendo si applica non solo al dolore fisico, ma anche a qualsiasi tipo di dolore emotivo [...].
Ritorna all'esperienza presente, a ciò che sta accadendo adesso. Cosa c'è qui? Pensieri, sentimenti, suoni, sensazioni di ogni tipo stanno apparendo e scomparendo in ciò che sei.
Vai al dolore. Per un attimo, in via sperimentale, lascia perdere la storia del dolore: dimenticati le tue conclusioni, le supposizioni, le descrizioni, i ricordi delle esperienze passate del dolore e tutto quello che sai in proposito. E, invece, esplora l'esperienza presente [...]. Cosa c'è davvero qui, oltre alle tue idee su quello che c'è? Qual è la verità di questo momento?
Potresti iniziare a notare che [...] non c'è nulla di statico, concreto, separato, definito. [...]
Nell'istante in cui arrivi a una conclusione mentale a proposito di una sensazione, in un certo senso smetti di vedere e di sentire, di sentire cosa c'è davvero. Ti sei trasferito nella storia mentale della tua esperienza. [...]
Lascia andare la conclusione che quello che sperimenti si chiama dolore e scopri cosa c'è davvero. Come sono, in realtà, le sensazioni che chiami dolore? Sentile, sentile realmente nel profondo. Da' loro un'attenzione diretta, amorevole, senza aspettarti che cambino in alcun modo e senza cercare di farle sparire. Incontra quello che c'è ora, senza speranza. [...]
Non essere certo di quello che c'è, non fingere di saperlo. Sii sempre un esploratore. Entra sempre in intimità con quello che è davvero presente" (pp. 121-123).

Tra il dolore e il nostro incarnare il dolore c'è la storia del dolore, c'è il nostro parlarci riguardo al dolore: cioè la nostra cecità del dolore, il nostro non aderirvi. Anche il termine "dolore" è una storia rispetto alla possibilità del sentire. E questa parola è la nostra allucinazione rispetto alla ricchezza dei fenomeni che emergono continuamente in me. Dico "dolore" e penso di sapere tutto. Invece: dico "dolore" e per questo sono fuori da qualsiasi conoscenza. La parola "dolore" è solo all'origine della mia reattività, del no che sorge da quella reattività.
Invece non sapere il "dolore" è la via del vederlo.