"Ammetto la non accettazione" (Jeff Foster)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Ammetto la non accettazione" (Jeff Foster)


Abbiamo continuato a leggere da Il risveglio spirituale nella vita quotidiana di Jeff Foster:

"La comunicazione onesta è la cosa più facile del mondo, quando sei disposto a essere un ricercatore fallito, quando sei disposto a sperimentare ogni singolo aspetto di questo momento, quando sei disposto ad accogliere in pieno ogni onda che appare adesso, per quanto fastidiosa, quando sei disposto a rinunciare alla relazione (ovvero alla storia della relazione) e a relazionarti per davvero nel momento, quando sei disposto a perdere l'immagine e a essere chi sei davvero. [...]
La domanda da porsi è sempre la seguente: qual è la mia verità in questo istante? Ovvero, cosa penso e sento davvero, adesso? Riesco ad accogliere quello che si sta manifestando nell'esperienza presente? Posso anche solo minimamente ammettere questi pensieri, queste sensazioni, queste emozioni, per quanto mi costi farlo, per quanto mettano a repentaglio l'immagine di me stesso? [...]
Se davvero devo accettare questo momento, come molti insegnamenti spirituali raccomandano di fare, allora devo accettare tutto, proprio tutto, quello che si manifesta adesso. E quel «tutto» include qualsiasi resistenza o non accettazione appaia in questo istante. [...]
Quindi, in questo istante, qual è la mia verità? La mia verità è che non riesco ad accettare questo momento. Lo ammetto, anche se minaccia la mia immagine. Penso che dovrei essere in grado di accettare [...]. Ma, in questo momento, la mia verità è che non ci riesco. È così. [...]
In questo momento, non sono in grado di accettare mio marito, mia moglie, il mio capo, mia madre, mio padre, il mio guru. In questo momento, non sono in grado di accettare il loro comportamento, quello che mi hanno detto, quello che mi hanno fatto. [...]
Ammetto la non accettazione [...]. È quello che c'è e che la vita contiene in questo momento. È questa la vera accettazione che cercavo [...].
Quando lasciamo perdere le idee di come questo momento dovrebbe essere o di come dovremmo sentirci, siamo liberi di ammettere la verità. È la verità a liberarci dal peso di vivere nascosti dieto a un'immagine" (pp. 191-196).

La pratica è essere povero di qualsiasi ideale della pratica stessa, di quello che immagini ti chieda, di quello che immagini dovresti essere nella pratica. La pratica è solo stare in questo nuda sincerità con se stessi, esperirla pienamente.