|
|
|
"Da parte mia, quando mi addentro più intimamente in ciò che chiamo me stesso, m'imbatto sempre in qualche percezione di caldo o di freddo, di luce o d'ombra, d'amore o d'odio, di dolore o di piacere. Non riesco mai ad afferrare me stesso senza una percezione, né posso mai osservare qualcosa che non sia una percezione. [...] Il resto del genere umano non è altro che un fascio o collezione di percezioni differenti, susseguenti le une alle altre con rapidità inconcepibile, e si trovano in perpetuo flusso e movimento". David Hume è stato spesso paragonato alla filosofia buddhista riguardo a questa teoria del fascio di percezioni. L'uomo è questo crogiuolo di sensazioni perennemente e istantaneamente in mutazione, che lo identificano e che producono in lui quindi questa idea di identità ritenuta stabile e permanente, ma che in realtà è completamente illusoria ed essenzialmente vuota. La realizzazione di questo stato di vuotezza è - buddhisticamente - realizzazione tout court. Abbiamo iniziato con l'esercizio della
consapevolezza del respiro. Alla fine della lezione abbiamo letto e commentato un brano tratto dal Denkoroku (clicca qui).
|
|