Un fascio di percezioni (David Hume)
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Un fascio di percezioni (David Hume)


All'inizio della lezione abbiamo letto un brano tratto dal Trattato sulla natura umana di David Hume, filosofo inglese del '700:

"Da parte mia, quando mi addentro più intimamente in ciò che chiamo me stesso, m'imbatto sempre in qualche percezione di caldo o di freddo, di luce o d'ombra, d'amore o d'odio, di dolore o di piacere. Non riesco mai ad afferrare me stesso senza una percezione, né posso mai osservare qualcosa che non sia una percezione. [...] Il resto del genere umano non è altro che un fascio o collezione di percezioni differenti, susseguenti le une alle altre con rapidità inconcepibile, e si trovano in perpetuo flusso e movimento".

David Hume è stato spesso paragonato alla filosofia buddhista riguardo a questa teoria del fascio di percezioni. L'uomo è questo crogiuolo di sensazioni perennemente e istantaneamente in mutazione, che lo identificano e che producono in lui quindi questa idea di identità ritenuta stabile e permanente, ma che in realtà è completamente illusoria ed essenzialmente vuota. La realizzazione di questo stato di vuotezza è - buddhisticamente - realizzazione tout court.

Abbiamo iniziato con l'esercizio della consapevolezza del respiro.
Poi la camminata. Ricordiamo i due aspetti principali di questo esercizio: consapevolezza e naturalezza. Ogni tensione che si accumula va immediatamente abbandonata. Così come ogni idea di esercizio (in un certo modo, compiendolo correttamente, sforzandosi nel tenere sotto controllo tutti i suoi aspetti, ecc.) va anch'essa abbandonata.
In ultimo, la pratica della consapevolezza aperta, da seduti. Nella solita postura, rimaniamo consapevoli di ogni evento che giunga alla nostra attenzione vigile: un rumore per strada, un muscolo che si contrae (o si decontrae), un respiro particolare, un movimento della colonna vertebrale, una sensazione di caldo nella mano che poggia sul ginocchio, ecc. Questo è uno degli esercizi di consapevolezza più completi.

Alla fine della lezione abbiamo letto e commentato un brano tratto dal Denkoroku (clicca qui).