"Si realizza che risvegliarsi o no è senza importanza" ((Jean Bouchart d'Orval)
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"Si realizza che risvegliarsi o no è senza importanza" (Jean Bouchart d'Orval)

 

Leggiamo questo brano tratto da un'intervista a Jean Bouchart d'Orval presente nella rivista trimestrale 3e Millénaire:

"Lo stato naturale, è ciò che è qui quando non mettiamo più l’accento su alcuno stato. [...] Quando l’accento non è più messo su uno stato particolare, sentiamo la vera vita. Per delle ragioni di linguaggio, parliamo di stato ma di fatto non ve ne è uno. [...]
Ricordiamoci gli inizi della nostra carriera di essere umano. Cosa vi era? Solo delle percezioni. D’altra parte, fisicamente, gli occhi erano proporzionalmente più grossi del resto perché eravamo puro sguardo, ed eravamo anche puro udito, puro orecchio. Ma rapidamente, le immagini si accumulano. Lasciano delle tracce nella memoria ed il cervello si sbriga a collegare tutto ciò, di fare delle correlazioni tra le impressioni nascenti. Molto rapidamente, costruiamo il mondo. E facendo questo, costruiamo una parola, un “io”. Non possiamo costruire l’uno senza costruire l’altro. Chiamo questo la rete fabbricata, quella della ragione. Ad un dato momento, viviamo solo al livello delle maglie di questa rete. [...]
Ci viene una nuova schiarita nel momento in cui ci rendiamo conto che ogni pratica e tecnica sono generalmente delle tattiche per arrivare a non sentire più ciò che è. [...]
Più ci inseriamo in una tattica per non sentire più, più ci allontaniamo da ciò che cerchiamo. La sola conclusione possibile è giustamente sentire e fermarsi di non voler più sentire. [...]
Jean Klein ha avuto uno shock, diciamo, nel momento in cui ha realizzato che non vi è nulla da fare. E’ uno shock estremamente difficile da accettare per il cervello, in quanto esso è sempre in uno stato di voler fare qualcosa. Non possiamo uscire deliberatamente da questo funzionamento. La constatazione che consiste nel vedere che funzioniamo in modo automatico non viene da una pratica. Viene 'così'… da se stesso. [...]
È la stessa vita che ci fa riscoprire la realtà della vita, e che ce la fa ri-scoprire. [...]
Guardate. È questo che c’è da fare: guardare. [...]
La vita invia qualche volta questo shock: una delusione amorosa, una catastrofe, il decesso di un parente. È il panico. Siamo allora pronti a rimettere in discussione ogni sorta di cose.
In queste occasioni, l’uomo diventa umile. Finalmente.
[...] Ora, è il risveglio dell’intensità della vita che è importante in una crisi, non i modi di risolverla. Ma non mettiamo mai l’accento sull’intensità.
Krishnamurti, durante un lungo tempo, diceva alle persone di rimanere con la loro sofferenza: restate, rimanete là, invece di provare a risolvere chissà che cosa. Nell’arco di qualche minuto, giunge un’intensità straordinaria che è pura, distaccata da ogni colorazione legata alla situazione. Ma in generale, ci allontaniamo dall’intensità per volgerci verso le storie puntuali legate all’irruzione della sofferenza. [...]
Non vi è nulla da compiere nella vita. [...] È nel momento in cui si realizza che risvegliarsi o no è senza importanza che la chiarezza, la luce cosciente, è qui. Se non concediamo più nessuna importanza al fatto di cambiare la maniera di vivere, si manifesta già un cambiamento"