"Se ti preoccupi di mille cose..." (dai Detti e fatti dei
Padri del deserto)
Continuiamo a leggere qualche brano tratto dai Detti e fatti dei Padri del deserto:
"Un anziano diceva: «Tre poteri di Satana precedono tutti i
peccati: il primo è l'oblio, il secondo la negligenza, il terzo la cupidigia.
Difatti, dall'oblio nasce la negligenza, dalla negligenza la cupidigia, e questa
fa cadere l'uomo. Ma se l'anima è abbastanza attenta da scacciare l'oblio, non
giungerà alla negligenza, se non è negligente non sentirà la cupidigia, e se non
ha la cupidigia mai peccherà [...]».
[...]
Un grande anacoreta, che domandò: «Satana, perché mi combatti così?», udì Satana
rispondergli: «Sei tu che fortemente mi combatti».
[...]
Un fratello interrogò l'abate Isidoro, il sacerdote di Scete: «Perché i demoni
ti temono tanto?». L'anziano rispose: «Da quando mi sono fatto monaco, mi sono
forzato d'impedire che la collera mi salisse alla testa».
[...]
Un anziano disse: «Se sei orgoglioso, sei il diavolo. Se sei triste, sei suo
figlio. E se ti preoccupi di mille cose, sei il suo servitore senza riposo»".
Qualche parola di commento.
Sulla prima sentenza. L'oblio è oblio di sé, oblio del Sé, dimenticanza della
sua verità, del suo essere in sé, del suo essere autonomo, auto-sufficiente,
auto-splendente, autentico, che nulla cerca, che nulla desidera, riposante nella
sua quiete silenziosa, senza nome, senza voce: pace su pace, silenzio su
silenzio, vuoto su vuoto. Questo oblio conduce alla negligenza, cioè a quella
svogliatezza, a quella trascuratezza di sé, di un sé che da signore è divenuto
servo, che dalla sua autonomia è divenuto soggetto vincolato, domandante, alla
ricerca, esposto rovinosamente. Da qui, dunque, la naturale conclusione: la
cupidigia. La cupidigia intesa come desiderio sfrenato, avidità, brama continua
di cose, di persone, di situazioni, di novità, di cambiamenti, di risposte, di
distrazioni, di fughe. Il Sé fuori dalla sua casa originaria cerca dimora in
altro da sé e così infinitamente si perde nel suo tentativo di trovare soluzione
al suo vagare. Un detto epicureo rammenta: "Niente basta a chi non basta ciò che
è sufficiente" (Sentenze vaticane, 68).
Sulla seconda sentenza. È la legge che regola la logica di un atteggiamento di
contrapposizione, di contrasto. Il problema è prodotto da un approccio
all'insegna della lotta, dell'antitesi, del conflitto. Da qui nasce il dualismo,
da qui la frattura soggetto-oggetto, da qui il tentativo di soluzione attraverso
la ricerca; da qui la sensazione di mancanza, di ostruzione. La sofferenza come
esito del mio combattere. Il mio oppormi produce il nemico; dico: "Ecco il
problema!" e in quel momento è proprio vero... ecco il problema, eccolo nascere.
Sull'ultima sentenza. Orgoglio, tristezza, preoccupazione sono diverse facce di
una vita ego-centrata. Svuotato, immerso nel flusso degli eventi, non sono
orgoglioso perché semplice e anonimo; non sono triste perché appagato, senza
mancanza; non sono preoccupato perché calmo, in quiete.
Nella lezione del mercoledì abbiamo continuato a leggere dal
libro di Charlotte Joko Beck, Niente di speciale. Vivere lo zen (clicca
qui).