"Se ti preoccupi di mille cose..." (dai Detti e fatti dei Padri del deserto)
la meditazione come via
vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

gli esercizi

testi

bibliografia

insegnante

dizionario zen

links

stampa

cerca nel sito

email

newsletter


 

 


"Se ti preoccupi di mille cose..." (dai Detti e fatti dei Padri del deserto)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto dai Detti e fatti dei Padri del deserto:

"Un anziano diceva: «Tre poteri di Satana precedono tutti i peccati: il primo è l'oblio, il secondo la negligenza, il terzo la cupidigia. Difatti, dall'oblio nasce la negligenza, dalla negligenza la cupidigia, e questa fa cadere l'uomo. Ma se l'anima è abbastanza attenta da scacciare l'oblio, non giungerà alla negligenza, se non è negligente non sentirà la cupidigia, e se non ha la cupidigia mai peccherà [...]».
[...]
Un grande anacoreta, che domandò: «Satana, perché mi combatti così?», udì Satana rispondergli: «Sei tu che fortemente mi combatti».
[...]
Un fratello interrogò l'abate Isidoro, il sacerdote di Scete: «Perché i demoni ti temono tanto?». L'anziano rispose: «Da quando mi sono fatto monaco, mi sono forzato d'impedire che la collera mi salisse alla testa».
[...]
Un anziano disse: «Se sei orgoglioso, sei il diavolo. Se sei triste, sei suo figlio. E se ti preoccupi di mille cose, sei il suo servitore senza riposo»".

Qualche parola di commento.
Sulla prima sentenza. L'oblio è oblio di sé, oblio del Sé, dimenticanza della sua verità, del suo essere in sé, del suo essere autonomo, auto-sufficiente, auto-splendente, autentico, che nulla cerca, che nulla desidera, riposante nella sua quiete silenziosa, senza nome, senza voce: pace su pace, silenzio su silenzio, vuoto su vuoto. Questo oblio conduce alla negligenza, cioè a quella svogliatezza, a quella trascuratezza di sé, di un sé che da signore è divenuto servo, che dalla sua autonomia è divenuto soggetto vincolato, domandante, alla ricerca, esposto rovinosamente. Da qui, dunque, la naturale conclusione: la cupidigia. La cupidigia intesa come desiderio sfrenato, avidità, brama continua di cose, di persone, di situazioni, di novità, di cambiamenti, di risposte, di distrazioni, di fughe. Il Sé fuori dalla sua casa originaria cerca dimora in altro da sé e così infinitamente si perde nel suo tentativo di trovare soluzione al suo vagare. Un detto epicureo rammenta: "Niente basta a chi non basta ciò che è sufficiente" (Sentenze vaticane, 68).
Sulla seconda sentenza. È la legge che regola la logica di un atteggiamento di contrapposizione, di contrasto. Il problema è prodotto da un approccio all'insegna della lotta, dell'antitesi, del conflitto. Da qui nasce il dualismo, da qui la frattura soggetto-oggetto, da qui il tentativo di soluzione attraverso la ricerca; da qui la sensazione di mancanza, di ostruzione. La sofferenza come esito del mio combattere. Il mio oppormi produce il nemico; dico: "Ecco il problema!" e in quel momento è proprio vero... ecco il problema, eccolo nascere.
Sull'ultima sentenza. Orgoglio, tristezza, preoccupazione sono diverse facce di una vita ego-centrata. Svuotato, immerso nel flusso degli eventi, non sono orgoglioso perché semplice e anonimo; non sono triste perché appagato, senza mancanza; non sono preoccupato perché calmo, in quiete.

Nella lezione del mercoledì abbiamo continuato a leggere dal libro di Charlotte Joko Beck, Niente di speciale. Vivere lo zen (clicca qui).