"Di fronte all'energia in voi soltanto il 'sì' si rivela
giusto" (Arnaud Desjardins)
Giovedì abbiamo ricordato la figura di Jean Baudrillard, morto martedì 6 marzo,
filosofo e sociologo francese, le cui opere - estremamente interessanti - sono
state fonte di inspirazione degli autori del film Matrix. Abbiamo tentato
un accostamento tra le sue tesi e una certa impostazione di stampo
buddhista-taoista.
Poi abbiamo continuato a leggere da L'audacia di vivere di Arnaud
Desjardins:
"Di fronte all'energia in voi soltanto il 'sì' si rivela
giusto. [...]
L'essere umano non può dunque essere felice se non nell'espansione, nella
crescita; tutto ciò che rappresenta un movimento d'espansione è sentito come
felice, invece l'atto di ritrarsi viene sentito come doloroso. Ecco la Via.
[...]
Si è insinuata una sclerosi ancorata nelle nostre abitudini, le quali
costituiscono per noi una seconda natura in direzione del 'no': non alle nostre
forze vitali, no a questo o a quell'aspetto della realtà. [...]
Essere il 'sì' significa essere vivi. San Paolo ha detto ai cristiani nella
Seconda Epistola ai Corinzi: «Il Cristo Gesù non è stato sì e no; in lui non c'è
stato che il sì». [...]
L'amore puro mette radici nel 'sì', ma come è difficile essere nel vero sì,
anche con la donna che amiamo, anche col proprio figlio! Se pervenite all'amore
per le cose create, che corrisponde al sì, allora l'amore per la Creazione
cambia e diviene amore dell'Increato. Non ci sentiamo più in comunione con
questo o quell'aspetto di questa Creazione, ma con la Vita stessa, o con Dio se
preferite. [...]
Questo io con il quale vi identificate, che vi mantiene nella dualità,
rappresenta tutto ciò che conoscete, grazie a lui sentite di esistere, mentre
invece la saggezza induista ci propone uno stato-senza-io. L'io muore se siete
veramente felici. Il senso dell'individualità separata (ahmkar) si
cancella nella felicità e nella gratitudine. L'io riesce a mantenersi soltanto
lamentandosi, mendicando, esigendo, battendosi, restando ripiegato su se stesso,
rimuginando i suoi problemi. [...] L'io rifiuta di essere felice perché è
destinato a scomparire. Può continuare a esistere soltanto contro qualcosa. 'Sì'
oppure 'Grazie' esprimono il contrario dell'egoismo. Raggiungerete
l'annullamento dell'io soltanto attraverso la felicità e la gratitudine. [...]
L'io non può continuare a esistere se non sulla base delle vecchie sofferenze e
frustrazioni. si tratta del passato sempre presente nell'oggi. Un piccolo
bambino non ha io, l'io si forma in seguito, e, di nuovo, il Saggio non possiede
più un io. L'ahmkar sopravvive soltanto grazie al ricordo della
sofferenza e alla paura che possa tornare. Se è felice, si apre. L'apertura è
sempre l'inverso dell'io" (da L'audacia di vivere, capp. 6-7).
Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
In ultimo: l'esercizio dell'osservazione dei pensieri con la domanda "da dove
viene?".
A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo continuato a leggere alcuni
brani tratti dal testo Zen e filosofia di Shizuteru Ueda (clicca
qui).