"Più si vive meno si pensa, più si pensa meno si vive" (Arnaud Desjardins)
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"Più si vive meno si pensa, più si pensa meno si vive" (Arnaud Desjardins)


Giovedì abbiamo continuato a leggere da L'audacia di vivere di Arnaud Desjardins:

"Sino a quando rimarrete prigionieri del mondo delle dualità, sarete asserviti al desiderio del loro aspetto felice alla paura del loro aspetto doloroso. È un vicolo cieco. [...] Il cammino consiste nella scoperta dell'energia nella sua forma non ancora divisa in polarità contrarie [...]: unicamente la potenza della vita.
[...] Se non avete più paura di voi stessi [...], se voi siete fedeli a voi stessi per quello che siete ogni giorno, potete scoprire in voi la vita non duale [...].
Non potete stabilirvi nel grande silenzio del nirvana se non avete prima messo radici a livello dell'energia fondamentale non ancora divisa in polarità contrarie. [...]
La 'Manifestazione' è un'espressione dell'energia, quindi noi risaliamo in noi stessi il cammino dell'energia. [...]
Dovete ripercorrere all'inverso il cammino della manifestazione per tornare al non-manifestato, dal momento che questo livello sottende tutte le peripezie della vostra attività e vi permette di liberarvi completamente dall'identificazione con il personaggio che siete, col suo nome, la sua storia, le sue predisposizioni, il suo karma. [...]
Per cominciare, accettate senza paura l'integrità di voi stessi. [...]
Quando avrete potuto scoprire in voi uno stato dell'essere senza conflitto, saprete che la realtà ultima è al di qua della polarità [...]. Più avete paura della ricchezza, della pienezza, della potenza della vita, più diventate schiavi della testa e dei pensieri. La mente è essenzialmente il frutto di questa paura di vivere. Vi rifugiate in un mondo di idee perché in tale mondo soggettivo potete fare quello che volete. I pensieri corrispondono a nostre tendenze ripetitive che possiamo indefinitamente rimuginare. Più si vive meno si pensa, più si pensa meno si vive. E coloro che sono assillati dalle fantasie della mente, tagliati fuori dalla realtà, possono intendere anche questo messaggio: l'importante non è pensare, l'importante è sentire.
[...] Che siamo uomini o donne, meno osiamo vivere e sentire, e più ci rifugiamo nell'aspetto maschile dell'esistenza e cerchiamo di agire, di fare qualche cosa, di fare sempre qualche cosa; è il contrario della meditazione, della contemplazione, la nevrosi dell'attivismo. [...] Più privilegiate l'aspetto maschile sull'aspetto femminile, più vi impedite di sentire e vi condannate a pensare. Ma i valori maschili dell'attività hanno qualcosa di rassicurante, fosse pure in maniera nevrotica.
Mentre i valori femminili, detti di apertura, hanno una dimensione in qualche modo spaventosa. A che mi aprirò? I valori della recettività e dell'accoglienza sembrano pericolosi! E se mi apro a ciò che si esprime in me stesso è altrettanto pericoloso. [...]
Vivere significa fare spazio il più presto possibile e nel modo più completo possibile ai valori femminili, e domandarci che senso diamo noi alla parola 'apertura'. [...] Aprirsi significa aprirsi senza imbrogliare. [...] Tutto è Grazia [...]. Aprirsi significa aprirsi con tutto il proprio cuore. Sviluppare i valori femminili della ricettività e dell'accettazione significa svilupparli in tutti i modi. Consiste nel non proteggersi più" (da L'audacia di vivere, cap. 1).

Oggi abbiamo iniziato con l'esercizio della consapevolezza a 360 gradi, volta contemporaneamente in tutte le direzioni, rimanendo in questo esercizio a lungo.
E abbiamo concluso con la camminata.

A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo continuato a leggere brani tratti dal primo volume dei Saggi sul Buddhismo Zen di Daisetz Teitaro Suzuki (clicca qui).