"Essere innanzi tutto perfettamente naturali" (Arnaud Desjardins)
la meditazione come via
vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

gli esercizi

testi

bibliografia

insegnante

dizionario zen

links

stampa

cerca nel sito

email

newsletter


 

 


"Essere innanzi tutto perfettamente naturali" (Arnaud Desjardins)


Giovedì abbiamo iniziato a leggere alcuni brani tratti da L'audacia di vivere di Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese, che ha frequentato per una quindicina d'anni gruppi legati all'insegnamento di Gurdjieff, per poi venire a contatto con diversi maestri indiani vedantini (Ramana Maharshi, Ma Anandamayi, Ramdas), fino ad eleggere a suo maestro Swamiji Prajnanpad:

"Ciò che è veramente importante è che vi liberiate della paura di vivere.
Questa paura di vivere comporta due aspetti: da una parte la paura di tutto ciò che portiamo in noi stessi, dall'altra la paura delle situazioni concrete con le conseguenze a cui possono dare origine. La paura di vivere diviene ben presto paura di soffrire: meglio vivere meno per soffrire meno. Osservate, guardate, domandatevi se questo vi riguarda o no.  [...] Avete paura di vivere perché vivere significa assumersi il rischio di soffrire. Questa paura ha le sue radici nelle vostre esperienze passate perché più avete vissuto più siete stati infelici. [...] E molto spesso nasce questa decisione, a volte inconscia, a volte molto cosciente: «Non voglio più soffrire così». [...] Bisogna avere chiaro che, per chi è impegnato nel cammino della saggezza e vuole a poco a poco penetrare il mistero della sofferenza, è indispensabile assumersi il rischio di vivere e di soffrire.
[...] Questa ricchezza di vita è stata abbondantemente condannata anche dagli insegnamenti spirituali che esaltano l'ascetismo, l'austerità, la rinuncia, il ritiro in un monastero o in una grotta d'eremita [...]. Quindi, vi dibattete in un senso di soffocamento per il desiderio di condurre una vita vasta, una grande vita, una vita ricca di esperienza. Il rischio è che questa paura di vivere sia illusoriamente giustificata da un ideale spirituale.
[...] Cerchiamo di essere innanzi tutto perfettamente naturali prima di aspirare al soprannaturale. «Colui che tradisce la terra non raggiungerà mai il cielo», questo famoso motto è eloquente.
[...] Se mi ritiro a poco a poco dal mondo, realizzerò l'archetipo del saggio che ha rinunciato a tutto, immerso nella beatitudine del nirvana. Si tratta di un'immensa menzogna, frutto della negazione e della paura. [...]
Cominciamo dall'inizio. Se desiderate raggiungere una spiritualità che non sia una caricatura, abbiate il coraggio di riconoscere tutta la forza vitale che esiste nel bambino e che in voi è rivolta contro se stessa. [...] Sono convinto che gran parte di ciò che attribuiamo all'avanzare dell'età derivi di fatto dalla repressione della forza vitale in noi, innanzi tutto da parte di chi ci educa, poi da parte dell'esistenza in generale, e infine da parte di noi stessi; e sono convinto che non si può divenire né un asceta né uno yogi se si soffoca questa forza vitale" (da L'audacia di vivere, cap. 1).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente l'esercizio della consapevolezza che si rivolge verso se stessa.

A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo continuato a leggere brani tratti dal primo volume dei Saggi sul Buddhismo Zen di Daisetz Teitaro Suzuki (clicca qui).