I Padri del deserto e il distacco dai pensieri
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I Padri del deserto e il distacco dai pensieri

All’inizio della lezione abbiamo letto un paio di brani dai Detti e fatti dei Padri del Deserto, uno dei testi appartenenti alla spiritualità cristiana antica più interessanti:

“Un fratello domandò a un anziano: «Che devo fare quando i miei pensieri mi turbano?». Egli rispose: «Di’ loro: ‘Ciò mi riguarda? Che ho da fare con voi?’. E avrai riposo. Non contarti per niente, butta la tua volontà dietro te, sii senza alcuna preoccupazione, e i pensieri fuggiranno lontano da te»”.

“Un fratello interrogò un anziano e gli disse: «Che vuoi che faccia di questi cattivi pensieri che penetrano nel mio cuore?». L’anziano gli rispose: «Vedi il vestito che riponi in una cassapanca e dimentichi là, senza toglierlo nè sbatterlo: sarà perduto, non sarà più di alcuna utilità a nessuno. Ma se tu sbatti il vestito e lo porti costantemente, non si rovinerà ma durerà. Così è per i cattivi pensieri, se tu parli loro e te ne compiaci, essi spingeranno sempre più la loro radice nel tuo cuore, cresceranno e non se ne andranno più. Se, al contrario, tu non gli parli e se, anzichè compiacertene, li hai in odio, periranno e usciranno dal tuo cuore”.

Brani in un certo senso vicini alla pratica della meditazione, là dove si scopre la netta differenza tra la nostra natura silenziosa e profonda da una parte e la natura mutevole, incostante e non essenziale dei nostri pensieri e delle nostre sensazioni. Come è indicato nel secondo brano, più ci impegnamo in una osservazione distaccata e non partecipante dei nostri pensieri, più essi - come abiti dismessi - moriranno presto. Tutto questo, ricordiamolo bene, non per uccidere una mente pensante, la quale - nel bene e nel male - ci è necessaria nella nostra vita, ma per 'pulirla', per riorganizzarla.

Poi abbiamo iniziato la pratica con l'anapanasati. Abbiamo poi continuato con la meditazione in camminata, facendo un solo giro della stanza. Poi abbiamo introdotto una modifica in questo esercizio: invece che dividerlo in tra parti (piede che si alza, piede che avanza, piede che si appoggia), l'abbiamo diviso in cinque. Ecco la suddivisione: tallone del piede davanti che poggia, tallone del piede dietro che si alza, parte anteriore del piede avanti che poggia, parte anteriore del piede dietro che si alza, piede dietro che avanza. Abbiamo camminato con questa nuova suddivisione per mezzo giro: è un esercizio che ci impegna di più, bisogna andare più lenti!
In ultimo ci siamo dati all'esercizio della consapevolezza delle parti del corpo che poggiano, ma in questo caso ognuno di noi si è concentrato unicamente sulla zona che riteneva più insensibile alla sua consapevolezza: poteva essere una mano, un ginocchio, un piede, il sedere, un polpaccio, ... anche le labbra o le palpebre.

Al termine, abbiamo letto e commentato due detti del maestro zen Joshu (clicca qui).