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Ricordiamoci sempre il motivo per cui noi non meditiamo.
La cosa fondamentale è non credere di essere qui a meditare per crearci la
nostra bella gabbia dorata, il nostro bel momento all'interno della settimana
nel quale giochiamo a fare gli 'spirituali'. Essenziale è cioè capire che non
meditatiamo per fuggire dal mondo. Magari qualcuno lo fa, forse qualcuno anche
qui lo pensava: ecco, le cose invece non stanno così. Leggiamo la bella preghiera al dio Pan, che è a conclusione del Fedro di Platone: "O caro Pan e voi altri dèi che siete in questo
luogo, Ecco, noi cerchiamo di coltivare questo oro (la
sapienza: una sapienza di sè, non meramente intellettualistica), quanto solo
attraverso la temperanza si può ottenere. La temperanza, una virtù spesso
dimenticata, è uno degli esiti e insieme delle basi su cui si fonda la
meditazione. Temperanza: cioè retto modo di intendere e di relazionarci con
ciò che ci aggrada e con ciò che è motivo per noi di dispiacere. Temperanza
quindi come benevolenza: un equilibrato atteggiamento verso se stessi e gli
altri, attraverso un guardare non più egocentrico e bramoso. Non più "io
voglio", "io desidero", "io preferisco"; non più la
morsa dell'io-mio, ma l'accesso al vuoto che tutto comprende, in un
atteggiamento di accettazione e non attaccamento. |
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