Il nascondimento e le tracce (dal Denkoroku)
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Il nascondimento e le tracce (dal Denkoroku)

Dal Denkoroku di Keizan, maestro zen del XIII secolo, una raccolta di koan e uno dei testi classici della tradizione zen:

"Un antico maestro ha detto: «Dove vi nascondete non devono esserci tracce, ma non dovete nascondervi dove non ci sono tracce. In trent'anni con il mio maestro, questo è tutto ciò che ho appreso». Significa che la purezza senza macchia non è il luogo in cui nascondersi, e anche se dimenticate soggetto e oggetto non dovete nascondervi qui. Non c'è più né passato né presente di cui parlare, né illusione o illuminazione di cui discutere.
Quando penetrate in questo modo [...] ovunque è libero e chiaro, scoperto e puro.
[...] Se la gente vuole comprendere il significato da sé, quando mai il sapore del sale è stato inappropriato?".

Molto spesso parliamo del dualismo, riferendoci ad esso come a una malattia nella quale siamo invischiati tutti in un modo o nell'altro. Parliamo anche di un approccio che sia oltre il dualismo stesso. Ma attenzione a non attaccarci troppo alle parole. Non si deve cadere nell'errore opposto: cioè quello di ritenere il non-dualismo come un'isola felice nella quale sforzarsi di permanere, immuni da tutto ciò che sia altro da lei. Lo comprendiamo che è un errore, vero? Certo, perché sarebbe ricadere nuovamente nel dualismo. Se io ritengo questa situazione migliore dell'altra, vera rispetto a quella falsa, giusta invece che sbagliata, eccetera, allora permango ancora all'interno del dualismo.
C'è un dualismo che possiamo chiamare 'quotidiano' e che è quello proprio di chi rincorre certe cose, fuggendo da altre; ma c'è un dualismo anche 'spirituale', che è proprio di chi, desideroso di uscire dal dualismo quotidiano, si serra all'interno di un astrattismo mentale del tutto favolistico (anche qui te ne vuoi dare a gambe da certe cose, per crogiolarti in altre). Perché se io comincio a dire a me stesso: "Oddio, il dualismo soggetto-oggetto, il dualismo interno-esterno; oddio, la dimensione temporale nella quale sono costretto a vivere;.... Voglio rifuggire da tutto ciò, voglio approdare a una situazione permanente di superamento di questo dualismo", allora continuo a ragionare in modo dualistico, anche se ammantato da preoccupazioni spirituali, da tensioni nobili. Nondimeno sono preoccupazioni, sono tensioni! Così non ne verrò mai fuori.
Allora se mi devo ridurre a cercare quel nascondimento nel quale non ci sono tracce, evidentemente ho fallito prima di cominciare. Se ancora ragiono attraverso la coppia purezza/macchia, come posso credere di uscire dal dualismo? Ma infatti è proprio questo: appena voglio uscire dal dualismo, ecco il capolino del dualismo che rientra dalla finestra. Perché il desiderio stesso di non essere dualisti è dualismo. Capito? Appena dici "dualismo", pensi a qualcosa di non-dualistico - da desiderare, auspicabile, da ritenersi la situazione perfetta: vedi il dualismo che ritorna? È quel dualismo tra dualismo e superamento del dualismo! C'è qualcosa che ritieni inappropriato e qualcos'altro che è da realizzare? Ecco, allora sei dualista! Ancor di più: ritieni che ci sia qualcosa da realizzare? È qui che inizia la questione: se lo ritieni, sei dualista, magari un dualista spirituale, ma sempre dualista sei.
Se permani nel dualismo, continui a essere dualista. Se rincorri o realizzi il non-dualismo, ricadi ancora nel dualismo. E allora? Essere nel dualismo, ma fuori; essere in questo mondo, ma non di questo mondo: non è opportuno accettare entrambe le parti? Se realizzi che sei in uno stato di illusione, è facile che ti sorga il desiderio di una illuminazione e che tu ne discuta con te stesso: ma non vedi già qui in che stato di prostrazione, di accattonaggio ti poni con la tua stessa mente? È come uno che stia affogando e cerchi di salvarsi prendendosi per il collo.
È facilissimo: non c'è proprio niente da fare. Assolutamente. Quando non questioni più su illusione e illuminazione, allora è tutto chiaro e libero, come è sempre stato. Ma prima non lo vedevi, perché eri in preda al dualismo; poi hai continuato a non vederlo, perché alla ricerca del non-dualismo. Ora che sei né dualista né non-dualista, ora che sei sia dualista che non-dualista, ti stupisci della domanda che ti ponevi precedentemente, perché del tutto fuori luogo e impropria: per questo senza possibilità di risposta.