"Solo la gioia ha valore" (Gilles Deleuze)
la meditazione come via
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"Solo la gioia ha valore" (Gilles Deleuze)

 

Nel fondo abissale della gioia c'è sempre la morte della soggettività. Non c'è mai un senso di se stessi quando si è in totale piacere: “È una distruzione nella gioia”, con le parole di Dominique Aury.

Ma la gioia è anche quella disponibilità dell'animo che è apertura al mondo. Spinoza nota come tristezza, ira, paura, ecc., tutte quelle che lui chiama “passioni tristi”, siano dimensioni di chiusura alla realtà: ti chiudono nel tuo bozzolo di sofferenza, rispetto al quale la realtà è sentita tanto lontana, in un lontano sottofondo e sempre filtrata più o meno pesantemente dal tuo filtro di dolore. In questo senso Gilles Deleuze scriverà, commentando Spinoza: "Solo la gioia ha valore".

Ma una gioia che sia causata da qualcosa è forse ancora una piccola gioia, è una gioia con una causa e quindi sempre in pericolo (e sempre accadrà) di tramontare. C'è un altro tipo di gioia: una gioia senza causa, una “gioia senza oggetto”, come la chiama Jean Klein.

È una gioia che è il mio essere incarnato in ascolto. Non più una gioia che sia questa esperienza rispetto a quella, ma il luogo stesso dell'esperire: quella vastità in cui accade ogni evento del mio esserci:

 

Non pensarla la gioia, sentila,
è una fioritura nella carne,
è il maggio delle ossa,
l'aprile degli occhi.
La gioia non è un fatto,
una cosa, un luogo.
La gioia crea spazio,
scioglie, fa il vuoto” (Franco Arminio).