Defluire dalla bontà di Dio
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"Defluire dalla bontà di Dio"

All'inizio della lezione abbiamo letto un brano da "Lo specchio delle anime semplici" di Margherita Porete, mistica cattolica della fine del XIII secolo:

"Tutto quanto la creatura può fare in opere di bontà, è niente rispetto alla divina sapienza. Non è per questo, infatti, che la bontà divina dà all'Anima la propria bontà, ma solo per la propria bontà. Ed una sola manifestazione di quella sempieterna antica e nuova bontà vale più di qualunque cosa la creatura possa fare in centomila anni, o possa fare la Santa Chiesa tutta. E il lontano è più vicino, poichè l'anima riconosce in se stessa più da vicino quel lontano, dato che la fa essere continuamente in unione con la sua volontà, senza fastidio alcuno di cosa che le possa accadere. Tutto per lei è una sola cosa, senza perchè, ed essa è niente in tale uno. Allora non sa più che farsi di Dio, né Dio di lei. Perchè? Perchè lui è e lei non è. Essa non trattiene più nulla per sè, nel suo proprio nulla, poichè le basta questo, ossia che lui è, e lei non è. Allora è nuda di tutte le cose, poichè è senza essere, e là dove era prima di essere. Perciò ha da Dio quello che ha; ed è quel che Dio stesso è, per trasformazione d'amore, nel punto in cui era prima di defluire dalla bontà di Dio".

L'esperienza del divino espresse in queste righe è riassumibile nell'espressione: tutto è Uno, senza perchè, e l'anima è niente in questo Uno. Ma questo niente, essere senza essere, si converte nell'essere divino, tornando alla condizione precedente al suo essere creato. L'idea soggiacente è che, siccome tutto ciò che è in Dio è Dio, l'anima prima della creazione era nuda come Dio stesso è nudo, ossia priva di determinazioni. Solo tornando in quella condizione l'anima recupera il suo essere originario, ovvero il suo originario nulla. L'itinerario verso l'origine è dunque un cammino di ritorno.
È necessario sottolineare la vicinanza con l'impostazione di fondo della pratica meditativa?