Da Itinerari zen e oltre di Domenico Kogen Curtotti - 2
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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Da Itinerari zen e oltre di Domenico Kogen Curtotti - 2


Leggiamo alcuni brani dal testo di Domenico Curtotti, Itinerari zen e oltre:

"«Aprire le mani nella mente» (Uchiyama) [...]. Non appena, nella sessione meditativa, sorga uno stato d'animo e lo si percepisca come proprio («io odio», «io desidero», «io ho pietà», «io sono generoso», «io sono abietto» etc.) le 'mani' della mente si chiudono: all'«io» si riattaccano ricordi e fantasie, aspettative, volizioni, progetti; la presa si stringe e il pensiero da «passivo» si fa «attivo». [...] Nel campo fenomenico puro della coscienza-essere, l'amore, l'odio, il timore, il dolore etc. si manifestano senza veli per quel che sono [...]. Ma perché ciò divenga possibile è necessario prontamente vedersi: essere presenti a se stessi, nella vigile attenzione [...]. Quando si abbia veduto, senza indulgere in giudizi o commenti, si riconduce l'attenzione alla postura (zazen) o laddove il respiro si fa più percepibile, alle narici o al moto dell'addome (vipassana), quietamente e senza sforzo. [...] Quietamente posare nella presenza, «aprendo le mani della mente». [...]
Per Dogen «se si produce anche solo la minima preferenza, ecco che cielo e terra si fanno immensamente distanti», riaprendosi il divario fra il bene e il male, l'amabile e lo spregevole, il puro e l'impuro, l'io e l'altro, l'odio e l'amore, il dio e l'orante, l'inferno e il paradiso, e ancora riprendiamo a trascorrere confusi tra l'uno e l'altro polo, dimentichi dell'Essere. Ma quando, deposta ogni preferenza, ogni dualismo del giudizio, «la persona che fa zazen è corpo unico con ognuna e tutte le cose che sono nello spazio», allora «[...]ogni cosa canta la verità senza aggiungere nulla». [...]
G.J. Forzani: «Il corpo è l'elemento fondamentale della pratica dello zazen. Quel fondo di non pensiero su cui il pensiero si posa e riposa, è l'immobilità del corpo seduto. [...] Ciò che davvero conta è stare seduti, perché è stando seduti immobili e desti che il pensiero si posa sul fondo del non pensiero». [...]
Il «fondo del non pensiero» dell'insegnamento di Dogen è ricondotto alla postura e all'esperienza del corpo [...]. [...]
Posare nell'immobilità del corpo è ascoltare il silenzio dell'anima, di cui quella immobilità, nella postura, custodisce il segreto e l'accesso. [...] «La nostra anima fa continuamente rumore, ma c'è un punto in lei che è silenzio e che noi non sentiamo mai» (Simone Weil). [...]
Yuno Rech: «[...] Da un lato il samsara, [...] il mondo dell'impermanenza, della vita e della morte, e dall'altro il nirvana, il mondo del'eternità, del non-mutamento. La pratica religiosa consisterà, da questo punto di vista, nell'impegnarsi ad abbandonare un dominio, il samsara, per condursi in un altro, il nirvana. Ma evidentemente, se si pratica con questo scopo, non si fa che mantenere in se stessi la causa essenziale del samsara, vale a dire una coscienza dualistica che crea incessantemente opposizioni, che desidera una cosa rifiutandone un'altra; che, nella fattispecie, desidera il nirvana e rigetta il samsara. Ed è appunto questa la causa del samsara. [...]
Lasciar cadere tutto ciò è il senso stesso della nostra pratica di ogni istante, ed è la sola autentica realizzazione possibile». [...] L'insegnamento della Prajnaparamita («La forma è vuota, il vuoto è forma») è dunque l'eliminazione radicale di ogni dualismo, di ogni trascendenza" (pp. 70-72, 75-76, 80-81, 94-97).