"Non bramando nulla, nulla lo appesantisce" (Giovanni della Croce)
la meditazione come via
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"Non bramando nulla, nulla lo appesantisce" (Giovanni della Croce)

All'inizio abbiamo letto un brano di San Giovanni della Croce, grandissimo mistico cattolico spagnolo del 1500:

"Per poter gustare il tutto,
non cercare il gusto in nulla.
Per poter conoscere il tutto,
non voler sapere nulla.
Per poter possedere il tutto,
non voler possedere nulla.
Per poter essere tutto,
non voler essere nulla.

Per giungere a ciò che ora non godi,
devi passare per dove non godi.
Per giungere a ciò che non sai,
devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai,
devi passare per dove non hai.
Per giungere a ciò che non sei,
devi passare per dove non sei.

Quando ti fermi su qualcosa,
tralasci di slanciarti verso il tutto.
Se vuoi giungere interamente al tutto,
devi rinnegarti totalmente in tutto.
E quando tu giunga ad avere il tutto,
devi possederlo senza voler nulla.

In questa nudità lo spirito,
trova il suo riposo, perché non
bramando nulla, nulla lo appesantisce
nell’ascesa verso l’alto, nulla lo sospinge
verso il basso, perché è
nel centro della sua umiltà.
Quando invece brama qualcosa,
proprio in essa si affatica".

È sempre la solita questione: lasciare la presa. Solo lasciando la presa, fruisci liberamente: diversamente, "ciò che possiedi, ti possiede". La questione non è non avere nulla, ritirarsi in un eremo; si tratta invece di eliminare l'atteggiamento di brama, di egocentrismo, di accaparrarsi qualcosa, è andare al di là del volere qualcosa come risposta reattiva al nostro disordine interiore.
Se non brami nulla, nulla ti appesantisce: sei veramente libero, sei leggero, non c'è nessun peso che ti affatichi. Sei andato, sei al di là, eppure completamente qui e ora, nella realtà: nessuna fuga.

Abbiamo iniziato con il solito anapanasati.
Poi la camminata.
Successivamente l'esercizio dell'osservazione di ogni singolo pensiero nel suo nascere, ponendo la domanda: da dove viene?
Dopodiché l'esercizio, da seduti, della consapevolezza dei micromovimenti della colonna vertebrale.
In ultimo, sempre da seduti, un esercizio analogo a quello che solitamente facciamo da sdraiati: mantenendo la retta postura (lingua sul palato, spalle allineate, colonna vertebrale dritta a allungata, ecc.) poniamo attenzione a tutte le tensioni e contrazioni muscolari inutili e così facendo le sciogliamo. Deve rimanere solamente e semplicemente quella dose di contrazione muscolare sufficiente alla postura.

Alla fine della lezione abbiamo letto e commentato un koan tratto dal Congronglu (clicca qui).