Alcuni brani dai Dialoghi di Confucio
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Alcuni brani dai Dialoghi di Confucio


All'inizio della lezione abbiamo letto alcuni detti tratti dai 'Dialoghi' di Confucio:

"Confucio disse: «Se alla mattina hai compreso la Via, la sera puoi anche morire».
Confucio disse: «Il saggio non si attacca e non rigetta nulla del mondo: solo si mantiene a ciò che è giusto».
Confucio disse: «Il saggio è appagato e quieto, l’uomo comune è sempre tormentato».
Il maestro era cordiale ma solenne, fermo ma flessibile, rispettoso ma naturale.
Szu-Ma Niu domandò a proposito del saggio. Confucio rispose: «Il saggio è senza affanni e paure». «Allora colui il quale è senza affanni e paure è per questo saggio?». Rispose Confucio: «Se un uomo esamina se stesso e non scorge alcuna mancanza, di cosa si affannerà e di cosa avrà paura?».
Confucio disse: «Il saggio è docile, ma non concorde meschinamente; l’uomo comune è meschinamente concorde, ma non è docile».
Confucio disse: «L’uomo determinato, senza vacillamenti, semplice, dalla parola calma: egli è vicino alla carità».
Confucio disse: «Il saggio è saldo, ma non in modo ostinato».
Confucio disse: «Che la funzione del linguaggio consista unicamente nel riflettere il proprio pensiero».
Confucio disse: «Il saggio si dedica seriamente a nove cose: quando guarda si impegna a guardare correttamente; quando ascolta si impegna a comprendere distintamente, nella sua espressione si impegna ad essere gentile, nel suo atteggiamento si impegna ad essere rispettoso, quando parla si impegna ad essere onesto, nel suo lavoro si impegna ad essere discreto, nei suoi dubbi si impegna a chiedere, preso dall’ira si impegna a considerare le pene che da essa derivano, nel considerare il proprio interesse si impegna a farlo secondo giustizia»".

Abbiamo cominciato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
La consapevolezza da piedi, fermi.
Successivamente, da seduti, la consapevolezza dei suoni.
In ultimo: Zazen.

Ricordiamo sempre che i diversi esercizi che facciamo durante la lezione non devono essere considerati come separati tra loro. La logica non è: faccio un esercizio, poi mi riposo pensando e comportandomi mentalmente come mi pare, e poi inizio un altro esercizio. La mente invece deve sempre - auspicabilmente - rimanere in uno stato di attenzione libera e, con questo stato quieto e fermo, applicarsi al tal o al talaltro esercizio. Così possiamo usare pienamente la nostra ora di pratica ed entrare sempre più in profondità: altrimenti, a ogni esercizio, ricominciamo sempre da capo, o quasi.

Oggi abbiamo commentato la nona icona della ricerca del toro (
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