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La semplicità (André Comte-Sponville) - 2

 


La semplicità (André Comte-Sponville) - 2


Abbiamo continuato a leggere alcuni brani tratti dal libro di André Comte-Sponville Piccolo trattato delle grandi virtù, dal capitolo sulla semplicità:

"La semplicità [...] è innanzitutto una virtù morale, addirittura spirituale. Trasparenza dello sguardo, purezza di cuore, sincerità del parlare, rettitudine dell'animo o del comportamento... [...] Semplicità [...] non è sincerità [...]. Per esempio, osserva Fénelon, «si vedono molte persone che sono sincere senza essere semplici: non dicono nulla che non ritengano vero, vogliono passare soltanto per ciò che sono, ma temono continuamente di passare per ciò che non sono; sono sempre a studiarsi, a compassare tutte le loro parole e tutti i loro pensieri, e a ripassare tutto ciò che hanno fatto nel timore di aver fatto o detto troppo». Insomma, si preoccupano troppo di sé, foss'anche per buone ragioni, e questo è il contrario della semplicità. [...] «Chi volesse essere semplice», scrive Fénelon, «si allontanerebbe dalla semplicità». Non si deve ostentare nulla, nemmeno la semplicità. [...] Non [...] che la semplicità si riduca alla sincerità, all'assenza di ipocrisia o di menzogna. Essa è piuttosto l'assenza di calcolo, di artificio, di accomodamento. «Queste persone sono sincere», continua Fénelon, «ma non sono semplici; non sono affatto a loro agio con gli altri, e gli altri non sono affatto a loro agio con loro; non si trova in esse niente di facile, niente di libero, niente di ingenuo, niente di naturale; si preferirebbero persone meno regolari e più imperfette, che fossero meno composte. Ecco l'inclinazione degli uomini; e quella di Dio non è diversa: vuole anime che non si occupino afatto di loro stesse, e non siano sempre come davanti allo specchio a ritoccarsi». La semplicità è spontanea, coincidenza immediata con se stessi (anche con quello che di sé si ignora), improvvisazione gioiosa, disinteresse, distacco, incuranza di dimostrare, di prevalere, di sembrare... Di qui quell'impressione di libertà, di leggerezza, di beata ingenuità. «La semplicità», scrive Fénelon, «è una rettitudine d'animo che taglia via ogni orpello inutile da sé e dalle proprie azioni. [...] È libera nella sua corsa, perché non si ferma mai per ritoccarsi ad arte». È noncurante, ma non senza cura: si occupa del reale, non di sé. È il contrario dell'amor proprio. Ancora Fénelon: «Essendo interiormente disamorati di sé grazie all'asportazione di tutti gli orpelli volontari, si agisce più naturalmente. [...] Questa vera semplicità [...] ha un gusto di candore e di verità che si fa sentire, un nonsoché di ingenuo, di dolce, d'innocente, di allegro, di gradevole che affascina quando lo si guarda da vicino e a lungo con occhi puri». La semplicità è oblio di sé, ecco perché è una virtù: [...] il contrario del narcisismo, della presunzione, del sussiego. [...] L'Io è soltanto l'insieme delle illusioni che si fa su se stesso: il narcisismo non è l'effetto dell'Io, ma il suo principio. [...] La semplicità lo dissolve.
[...] Modestia senza semplicità è falsa modestia. Sincerità senza semplicità è esibizionismo o calcolo. La semplicità è la virtù delle virtù: ciascuna è se stessa soltanto a condizione d'essersi liberata della preoccupazione di sembrare, [...] soltanto a condizione [...] di essere priva di affettazione, priva di artificio [...]. Ogni virtù, senza semplicità, è dunque corrotta, [...] come piena di sé. [...] La semplicità è la verità delle virtù, e la scusa dei difetti. È la grazia dei santi, e il fascino dei peccatori.
[...] La semplicità è oblio di sé [...]: è quiete contro inquietudine, gioia contro riflessione, amore contro amor proprio, verità contro presunzione... L'Io permane in essa, sì, ma come alleggerito, purificato, liberato [...]. Da tempo, addirittura, ha rinunciato a cercare la sua salvezza, non si cura più della sua perdita. [...] Il semplice [...] non s'interessa abbastanza a sé per giudicarsi. [...] Tira dritto per la sua strada, il cuore leggero, l'anima in pace, senza meta, senza nostalgia, senza impazienza. Il mondo è il suo regno, e gli basta. Il presente è la sua eternità, e lo colma. Non deve dimostrare niente, poiché non vuole sembrare niente. Non deve cercare alcunché, perché ha tutto a portata di mano".