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La semplicità (André Comte-Sponville) - 1

 


La semplicità (André Comte-Sponville) - 1


Abbiamo iniziato a leggere alcuni brani tratti dal libro di André Comte-Sponville Piccolo trattato delle grandi virtù. Abbiamo cominciato con il capitolo dedicato alla semplicità:

"Giudicarsi significa prendersi molto sul serio. Il semplice non si fa tante domande su se stesso. Perché si accetta così com'è? È già dir troppo. Non si accetta e non si rifiuta. Non s'interroga, non si contempla, non si considera. Non si loda e non si disprezza. È ciò che è, semplicemente, senza contorsioni, senza ricerche [...] - fa ciò che fa, come ognuno di noi, ma non vede in ciò ragioni per discutere, per commentare, nemmeno per riflettere. È come gli uccelli dei boschi, leggero e silenzioso sempre, anche quando canta, anche quando si posa. Il reale basta al reale, e questa semplicità è il reale stesso. Così, il semplice: è un individuo reale, ridotto alla sua espressione più semplice. Il canto? Il canto, talora; il silenzio, più spesso; la vita, sempre. Il semplice vive come respira, senza più sforzi né gloria, senza più effetti né vergogna. La semplicità non è una virtù che si aggiunge all'esistenza. È l'esistenza stessa, in quanto nulla vi si aggiunge. Sicché è la più lieve delle virtù, la più trasparente, e la più rara. [...] È la vita senza discorsi e senza menzogne, senza esagerazione, senza magniloquenza. È la vita insignificante, e la vera.
[...]Che il reale sia complesso, è vero, e di una complessità certamente infinita. Non si finirà mai di descrivere o di spiegare un albero, un fiore, una stella, un sasso... Ciò non toglie che queste cose siano semplicemente ciò che sono (sì: semplicissimamente e precisissimamente ciò che sono, senza alcun errore, senza alcuna doppiezza, senza alcuna presunzione!) [...]. Complessità di tutto: semplicità di tutto. «La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce, non si cura di se stessa, non desidera esser vista...» (Angelo Silesio). Cosa di più complesso di una rosa, per chi vuole capirla? Cosa di più semplice, per chi non vuole niente? Complessità del pensiero: semplicità dello sguardo. «Tutto è più semplice di quel che si può pensare», diceva Goethe, «e nello stesso tempo più intricato di quel che è dato capire». Complessità delle cause: semplicità della presenza. Complessità del reale: semplicità dell'essere. [...]
La semplicità dell'uomo - la semplicità come virtù - non deve negare la coscienza o il pensiero. Essa si riconosce piuttosto nella capacità che ha, senza annullarli, di andare oltre, di liberarsene, di non lasciarsene abbindolare né imprigionare. [...] La semplicità costituisce [...] «l'antidoto della riflessività» e dell'intelligenza, che evita di farsi gabbare da esse stesse, di perdersi in loro e di perdervi il senso del reale, di prendersi sul serio, di fare da schermo, da ostacolo addirittura a ciò che esse pretendono di svelare o di rivelare. La semplicità insegna a disamorarsi, o meglio è proprio quel disamore di tutto, e di se stessi: «Abbandonarsi», come dice Bobin, «accogliere ciò che viene, senza serbare nulla per sé...». Semplicità è nudità, spoliazione, povertà. Senza altra ricchezza che il tutto. Senza altro tesoro che il nulla. Semplicità è libertà, leggerezza, trasparenza. Semplice come l'aria, libero come l'aria: la semplicità è l'aria del pensiero, come una finestra aperta al gran respiro del mondo, all'infinita e silenziosa presenza del tutto... Cosa di più semplice dell'aria? Cosa di più aereo della semplicità?" (pp. 174-176).