Da Estasi e materia di Jean-Marie Gustave Le Clézio - 4
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Da Estasi e materia di Jean-Marie Gustave Le Clézio - 4


Un'ultima scelta di brani tratti dal primo saggio del libro di Jean-Marie Gustave Le Clézio, Estasi e materia:

"Ciò che è sicuro, ciò che è tangibile, è questa massa senza colore, senza forma, quest'acqua che non scorre, quest'aria che non si diffonde, quest'acciaio opaco e diafano che pesa così gravemente e non si riesce a urtare mai. [...] I mondi sono innumerevoli; ruotano in questa distesa indifferente [...]. Gli atti rimbalzano, gli sguardi e i pensieri rimbalzano senza fermarsi... Nel deserto silenzioso e nero, tutte queste vite fanno brillare in disordine le loro microscopiche esplosioni; lasciano in tutti i sensi le loro azioni millimetriche. [...] Tutto è penetrato da questo vuoto più grande, da questo vuoto più pieno, che si curva e che circola. Tutto è ardente e scatenato in questo silenzio indistruttibile [...]. Ma questo luogo dove ogni cosa porta avanti il suo viaggio volontario, non è il passaggio verso un altro luogo; questa assenza globale non è destinata a morire in favore di altre presenze. Questo luogo è il solo; in esso, tutto è racchiuso. Questo gorgo nero e sacro è la sola realtà. Non si può dimenticarlo, non si può negarlo. Qualunque cosa si faccia, non si può che emergere da esso, vivere in esso, e in esso ritornare. Non lo si può lasciare.
Questo infinito veridico mi ha portato; ha portato la mia materia nella sua materia, e anche le altre materie. Ha portato questa terra e quest'aria, questi freddi pianeti, questo sole, queste stelle, queste nebulose. Li porta ancora, li porterà a lungo, senza sosta, in seno al suo immenso abbandono.
[...] Bisognava aprire il proprio corpo al vuoto, bisognava spalancarsi davanti allo spettacolo universale di questa notte che nessuna luce potrebbe annullare, per sentire ogni particella del mondo al suo posto, e non voler sperare null'altro che ciò che il mondo offriva al semplice stato della propria evidenza. Occorreva questa notte piena e leggera, abisso senza vertigine, per accettare di essere soltanto un atomo indifferente. [...] Occorreva l'idea, la sola idea sorta insieme alla vita, di questo viaggio che non si arresta, per accettare di essere soltanto un soprassalto. E più ancora, occorreva, attinta dalla palude senza limiti di ciò che non si era conosciuto, la gioia di questa presenza assoluta, per sopportare che risuonasse nel corpo questo balzo del cuore, questo primo colpo fatale che, lanciando nella vita, lancia anche nella morte".