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Da Estasi e materia di Jean-Marie Gustave Le Clézio - 1

 


Da Estasi e materia di Jean-Marie Gustave Le Clézio - 1


Leggiamo alcuni brani tratti dal primo saggio del libro di Jean-Marie Gustave Le Clézio, premio Nobel per la letteratura nel 2008, Estasi e materia:

"Quando non ero nato [...] le altre forme e le altre vite mi ricoprivano completamente [...]. Tutto era colmo. [...] E nell'intrico straordinariamente preciso, nell'armonia generale, in tutta questa materia che già era qui quando io non ero, tutto era sufficiente. Ciò che era, era solidamente, tangibilmente; non c'era nient'altro che questo: queste forme che non avevo assunto, questa vita che non avevo, questi ritmi che non sentivo, queste leggi alle quali non ero sottomesso. In questo mondo completo, tanto presente da poter essere eterno, [...] niente di me era apparso. E niente di me aveva necessità di apparire. Ciò che si produceva, si produceva, così, venendo alla luce via via, secondo un piano che non era discernibile.
Lentamente, lungamente, potentemente, la vita estranea gonfiava la sua escrescenza e colmava lo spazio. [...] Gli esseri nascevano poi scomparivano; si dividevano incessantemente, colmavano il vuoto, colmavano il tempo, godevano ed erano goduti. [...] Il mondo era al di qua, avviluppante, reale, solidità fuggente che si risolve in nulla, [...] materia piena e lunga la cui giustificazione non era né esterna, né interna, era essa stessa.
[...] Qualunque fossero i risultati sorti dal baratro della creazione, essi non avevano una causa. ciò che era apparso dal movimento infinitesimale del caso non seguiva una via. Il destino era l'illusione retroattiva. ciò che ne conseguiva era la constatazione di una presenza e non si poteva darle un'origine o una fine. C'era unicamente questo: uscita dal silenzio e ritorno al silenzio. E anche questo: esistenza del silenzio.
Quando non ero nato, il mondo era abbandonato; quando sarò morto, il mondo sarà abbandonato; e quando sono vivo, il mondo è abbandonato. [...] Io non ero presente. [...] Gli alberi si ergevano, respiravano, si coprivano di foglie, poi, quando veniva l'autunno, erano spogli. Gli animali di fregola si accoppiavano. Il sole saliva nel cielo, calava. Il calore screpolava la terra pallida, la pioggia imputridiva le sementi. I cristalli fondevano, le foreste si pietrificavano. I fanciulli erano abbandonati, le catastrofi seguivano l'una dopo l'altra ed erano come le increspature del vento sulla superficie dei bacini. I polmoni si riempivano d'aria, il sangue correva nelle membra, i nervi vibravano, gli intestini digerivano, assimilavano, defecavano. Le montagne si logoravano sotto l'aria e la neve, il magma ribolliva in fondo ai vulcani. Gli avvenimenti si producevano, qui, e là, poi cessavano. E io non ero nato. [...]
Da questo tempo e da questo luogo senza volto sono venuto. In questo caos, in questo caos calmo e totale [...] questo vuoto, che era più pieno che mai, mi ha nutrito. [...] Questo vuoto mi ha creato. Atto dopo atto, scioglimento dopo scioglimento, ha fatto sorgere il mio corpo e il mio spirito".