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Prima di iniziare la pratica, abbiamo letto il seguente brano di Poonja, maestro vedanta indiano dello scorso secolo, morto nel 1997: "Immagina un cerchio, e immagina che ne stai
percorrendo la circonferenza. Qualunque sia il punto in cui cominci il percorso,
quello è il tuo inizio. Ma, una volta che cominci a muoverti, non c'è fine;
continui a girare in tondo. Se vuoi uscir fuori dal cerchio senza fine, devi
essere consapevole che il cerchio ha un centro e che tu devi stare in quel
centro, invece che lungo la circonferenza. Questo centro è quello spazio interiore nel quale lavoriamo durante la pratica meditativa. Non siamo abituati a mantenere per un certo lasso di tempo il contatto con esso. All'inizio è una fatica, pur tuttavia capiamo subito che è la nostra origine, la fonte di energia, la sede della nostra autenticità. Allora, con il tempo, diventerà relativamente semplice tornare ad essa nel momento della meditazione. Il grande problema è che nella vita quotidiana, negli incontri molteplici che si hanno durante una giornata, questo centro viene pressoché dimenticato, messo da parte: siamo continuamente sballottati qua e là, tra un temperamento e l'altro; siamo decentrati, dimentichi di noi stessi. Il lavoro, il grande lavoro, consiste allora nel riuscire a mantenere un contatto costante con il nostro centro anche durante i nostri incontri più o meno casuali: questo non per chiudersi al mondo, ma per viverlo in consapevolezza e tranquillità. Un mondo vissuto in questo modo si apre a noi nella sua sfolgorante bellezza. Alla fine della pratica, abbiamo dedicato la parte restante della lezione al nostro corso introduttivo all'insegnamento del Buddha (clicca qui).
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