"L'abbandono delle virtù militanti" (Albert Caraco)
Abbiamo ripreso oggi il nostro corso, dopo la pausa estiva. E abbiamo letto
alcune (poche) righe tratte da Breviario del caos di Albert Caraco,
saggista di origine ebrea vissuto per la maggior parte della sua vita in
Francia, una delle penne più snob del '900:
“Sarà l’immoralità a
salvare il mondo, saranno il rilassamento e la mollezza, sarà il rifiuto dei
sacrifici di qualsiasi genere e l’abbandono delle virtù militanti, saranno il
disprezzo per tutto ciò che giudichiamo rispettabile e il consenso alla
frivolezza, sarà l’effeminamento a liberarci dall’incubo verso cui la virilità
ci indirizza e da cui essa non uscirà mai” (p. 43).
Ecco, sì. Cominciamo da
queste poche parole, da un testo che forse non ha nulla di cui spartire con la
meditazione.
Se la moralità è lo sforzo della volontà, l’impegno contratto ad essere in un
modo piuttosto che un altro, allora che sia lode all’immoralità, vista per
esempio come l’accettazione dolce di se stessi, anche di quello che riteniamo
non debba esserci, cattivi despoti delle nostre persone.
Se la fatica fatta di costante sforzo, nervi tesi come modalità del vivere la
vita è l’atteggiamento ordinario di ciò che presentiamo di noi al mondo, allora
che ci salvino rilassamento e mollezza. Che ci diano quella tranquillità e
quella resa che ci permettano finalmente di riconoscerci e di dire sì a ciò che
è.
Se la nostra preoccupazione è quella di un atteggiamento impeccabile, consono a
un ideale immaginario, degno di quella persona che vorrebbe diventare
stimabile ai nostri occhi - una preoccupazione che evidentemente è tutta
dell'ego, allora che il disprezzo per la rispettabilità e il darsi alla
frivolezza siano l'insegnamento che ci conduca alla fuoriuscita da tutto ciò.
Perché l'ideale è sempre allontanamento della meta (meta che è nell'essere qui e
ora); perché l'impeccabilità è masturbazione mentale.
Che siano quelle virtù originariamente femminili come l'arrendevolezza,
l'abbandono, la docilità e che siano le doti acquee come la non resistenza, la
non rigidità, la non durezza a salvarci dal maschilsmo di una certa pratica
meditativa.
Pratichiamo per essere senza nome nel flusso, non per costruire la nostra statua
di virtuosi.