"Il cane ha la natura del Buddha?"
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"Il cane ha la natura del Buddha?"

C'è un famosissimo koan, forse il più famoso, in cui un monaco chiede a Chao-Chu: "Il cane ha la natura del Buddha?". Chao-Chu risponde: "No!" (in cinese: Wu!).

Perché il monaco fa quella domanda così bizzarra? Per un preciso motivo: il buddhismo - e soprattutto lo zen - afferma la natura originaria di tutti gli esseri come già liberata. Tutti avrebbero in sé la buddhità. E allora il monaco chiede: ma anche un cane? A questo punto la risposta di Chao-Chu risulta incongruente: avrebbe dovuto rispondere affermativamente.
Ma Chao-Chu non risponde alla domanda del monaco. Come spesso accade in koan o dibattiti zen tra maestro e discepolo, le parole del primo non sono una diretta risposta alle domande del secondo, bensì a quello stato interiore che le ha fatte sorgere.
Aggiungiamo il fatto che il monaco evidentemente, con la sua domanda, voleva porre la questione su un piano razionalistico; quindi Chao-Chu con il suo "Wu!" tronca questo tentativo sul nascere.

La risposta del maestro, in un koan, è carica di significato ed è un profondo mistero allo stesso tempo. Compito del discepolo è farla risuonare in sé, è diventare la risposta stessa. Solo così quella frase apparentemente insensata costituirà una vera e propria bomba ad orologeria per la sua mente.

Ovviamente di questo koan sono stati fatti infiniti commenti all'interno della tradizione zen. Leggiamo un brano tra questi di Wu-men:

"Se volete oltrepassare questa barriera, trasformate la totalità del vostro spirito e del vostro corpo in una palla di dubbi e concentratevi sulla domanda: «Che cos'è questo No?». Concentratevi su questa domanda giorno e notte. Continuate a rivolgervi verso questo problema; avrete presto l'impressione di aver ingoiato una palla di ferro incandescente che, dopo esservisi incastrata in gola, non può essere né inghiottita né sputata. Quando vi troverete in questo stato, tutte le conoscenze inutili che avete acquisito, tutte le erronee forme di coscienza saranno spazzate via l'una dopo l'altra. E proprio come un frutto che matura a poco a poco, il vostro interno e il vostro esterno diventeranno un'unica superficie liscia".

In certe scuole zen si fa praticare questo esercizio per un certo periodo, soprattutto per i novizi. Ad ogni pensiero sorgente nella mente, in qualsiasi situazione, davanti ad ogni tentativo di giudizio, il discepolo deve opporsi con un "Wu!". Una sorta di pulizia della mente, per accedere ad uno spazio di silenzio nel quale possa generarsi - o meglio: rivelarsi - la vera Mente.