"Il reale e più grande disarmo" (Sogyal Rinpoche)
la meditazione come via
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"Il reale e più grande disarmo" (Sogyal Rinpoche)


All'inizio della lezione abbiamo letto un brano di Sogyal Rinpoche, lama tibetano, tra i più importanti divulgatori del messaggio buddhista in Occidente:

"La pratica della presenza mentale rivela il vostro essenziale buon cuore, perché dissolve e scioglie la cattiveria e la volontà di nuocere. Solo rimuovendo la volontà di nuocere possiamo diventare davvero utili agli altri. Rimuovendo con la pratica la cattiveria e la volontà di nuocere, permettiamo che il buon cuore, quella bontà e quella gentilezza fondamentali che sono la nostra vera natura, splenda e irradi il calore in cui fiorisce il nostro vero essere.
Ecco perché chiamo la meditazione la vera pratica della pace, la vera pratica della non aggressione e della non violenza, il reale e più grande disarmo".

Certamente c'è un legame tra meditazione e morale. Ma altra cosa è dire: "Medito perché così divento più buono"! Anzi, solo lo stesso pensiero di meditare per diventare qualcosa è fuori luogo. La questione è invece che abbiamo a che fare con qualcosa che è "la nostra vera natura", la quale nel meditante - auspicabilmente - si diffonde, si espande attorno a sé, trasfigurando le scelte e gli atti della persona. Una natura che è coperta da quei detriti sedimentati di cui la pratica meditativa si sbarazza. È appunto una fioritura e non un aggiungere.
In questa prospettiva la meditazione è realmente pratica di pace, di non violenza, di disarmo totale: nel meditante tutte le volontà di appropriazione, di rivalsa, di contrapposizione, di reazione compulsiva, di vincita vengono semplicemente liquefatte. Mostrano cioè la loro natura inappropriata, inutile, produttrice di sofferenza e intrinsecamente vuota.

Abbiamo iniziato con la meditazione sul respiro.
Poi la camminata.
Successivamente l'esercizio in piedi, fermi.
Infine zazen.

A conclusione della lezione abbiamo iniziato il commento alle famosissime dieci icone del toro (clicca qui).