"Cominciare da se stessi: ecco l'unica cosa che conta" (Martin Buber)
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"Cominciare da se stessi: ecco l'unica cosa che conta" (Martin Buber)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto dall'operetta di Martin Buber, Il cammino dell'uomo:

"L'uomo che ha un'anima molteplice, complicata, contraddittoria non è ridotto all'impotenza: il nucleo più intimo di quest'anima [...] è in grado di agire su di essa e trasformarla, può legare le une alle altre le forze in conflitto e fondere insieme gli elementi che tendono a separarsi, è in grado di unificarla. [...]
Alla fine si giunge così a un punto in cui ci si può affidare alla propria anima perché il suo grado di unità è ormai così elevato che essa supera la contraddizione come per gioco. [...]
Ma significherebbe fraintendere completamente il significato di «unificazione dell'anima» il tradurre il termine «anima» diversamente da «l'uomo intero», corpo e spirito fusi insieme. L'anima è realmente unificata solo a condizione che tutte le forze, tutte le membra del corpo lo siano anch'esse. Il versetto della Scrittura: «Tutto ciò che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze!» (Qo 9, 10) il Baal-Shem lo interpretava così: «quello che si fa, va fatto con tutte le membra», cioè: bisogna coinvolgere anche tutto l'essere corporale dell'uomo, nulla di lui deve restare fuori. Quando l'uomo diventa una simile unità di corpo e di spirito insieme, allora la sua opera è opera d'un sol getto.
[...] Abbiamo l'abitudine di spiegare le manifestazioni del conflitto innanzitutto con i motivi che gli antagonisti riconoscono coscientemente come origine della disputa [...].
Bisogna che l'uomo si renda conto innanzitutto lui stesso che le situazioni conflittuali che l'oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima [...].
Indubbiamente, per sua natura, l'uomo cerca di eludere questa svolta decisiva che ferisce in profondità il suo rapporto abituale con il mondo: allora ribatte all'autore di questa ingiunzione - o alla propria anima, se è lei a intimargliela - che ogni conflitto implica due attori e perciò, se si chiede a lui di risalire al proprio conflitto interiore, si deve pretendere altrettanto dal suo avversario. Ma proprio in questo modo di vedere - in base al quale l'essere umano si considera solo come un individuo di fronte al quale stanno altri individui, e non come una persona autentica la cui trasformazione contribuisce alla trasformazione del mondo - proprio qui risiede l'errore fondamentale [...].
Cominciare da se stessi: ecco l'unica cosa che conta. In questo preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo mio inizio [...]
Quando Rabbi Hajim di Zans ebbe unito in matrimonio suo figlio con la figlia di Rabbi Eleazaro, il giorno dopo le nozze si recò dal padre della sposa e gli disse: «O suocero, eccoci parenti, ormai siamo così intimi che vi posso dire ciò che mi tormenta il cuore. Vedete: ho barba e capelli bianchi e non ho ancora fatto penitenza!». «Ah, suocero - gli rispose Rabbi Eleazaro - voi pensate solo a voi stesso. Dimenticatevi di voi e pensate al mondo!».
Questo può sembrare contraddire tutto quanto ho detto finora [...]. Abbiamo imparato che ogni uomo deve ritornare a se stesso [...]; ed ecco che ora ci viene detto che deve dimenticare se stesso! [...] Cominciare da se stessi, ma non finire con se stessi; prendersi come punto di partenza, ma non come meta; conoscersi, ma non preoccuparsi di sé. [...]" (pp. 37-50).