"Ciò che muove l'aspetto più intimo del proprio essere" (Martin Buber)
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"Ciò che muove l'aspetto più intimo del proprio essere" (Martin Buber)


Abbiamo iniziato oggi a leggere qualche brano tratto dal breve testo di Martin Buber, Il cammino dell'uomo:

"Dio cerca Adamo che si è nascosto [dopo avere mangiato la mela], fa risuonare la sua voce nel giardino e chiede dov'è [...].
Adamo si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla responsabilità della propria vita. Così si nasconde ogni uomo [...]. Per sfuggire alla responsabilità della vita che si è vissuta, l'esistenza viene trasformata in un congegno di nascondimento. Proprio nascondendosi così e persistendo sempre in questo nascondimento [...], l'uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella falsità. [...] Anche dentro di sé conserva certo qualcosa che lo cerca, ma a questo qualcosa rende sempre più difficile il trovarlo. [...]
Per quanto ampio sia il successo e il godimento di un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la sua vita resta priva di un cammino finché egli non affronta la voce. Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa: «Mi sono nascosto». Qui inizia il cammino dell'uomo.
Il ritorno decisivo a se stessi è nella vita dell'uomo l'inizio del cammino, il sempre nuovo inizio del cammino umano. Ma è decisivo, appunto, solo se conduce al cammino: esiste infatti anche un ritorno a se stessi sterile, che porta solo al tormento, alla disperazione e a ulteriori trappole. [...]
Ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo. [...] Ciascuno è tenuto a sviluppare e dar corpo proprio a questa unicità e irripetibilità, non invece a rifare ancora una volta ciò che un altro - fosse pure la persona più grande - ha già realizzato. [...] La stessa idea è stata espressa [...] da Rabbi Sussja che, in punto di morte, esclamò: «Nel mondo futuro non mi si chiederà: 'Perché non sei stato Mosè?'; mi si chiederà invece: 'Perché non sei stato Sussja?'». [...]
Dio non dice: «Questo cammino conduce fino a me, mentre quell'altro no»; dice invece: «Tutto quello che fai può essere un cammino verso di me, a condizione che tu lo faccia in modo tale che ti conduca fino a me». Ma in che cosa consista ciò che può e deve fare quell'uomo preciso e nessun altro, può rivelarsi all'uomo solo a partire da se stesso. [...] Ma ciò che è prezioso dentro di sé, l'uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo, il proprio desiderio fondamentale, ciò che muove l'aspetto più intimo del proprio essere. [...]
Conformemente alla sua natura, il desiderio più ardente di un essere umano, tra le diverse cose che incontra, si focalizza innanzitutto su quelle che promettono di colmarlo. L'essenziale è che l'uomo diriga la forza di quello stesso sentimento, di quello stesso impulso, dall'occasionale al necessario, dal relativo all'assoluto: così troverà il proprio cammino. [...]
La nostra autentica missione in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere, godimento. [...] La gioia che si prova a contatto con il mondo [...].
L'ascesi non deve mai pretendere di dominare la vita dell'uomo. L'uomo deve allontanarsi dalla natura solo per ritornarvi rinnovato e per trovare, nel contatto santificante con essa, il cammino verso Dio" (pp. 19-32).

O potremmo dire, con altre parole: il cammino verso se stessi.
Quel cammino nel quale, riconoscendo lo splendore vitale del proprio dimorare nel mondo, in quell'istante totale del qui e ora, si realizza l'estrinsecazione dell'occasionale come necessario, del relativo come assoluto, la potente e vibrante verità del finito abitato da infinita bellezza, l'umile cosa che rivela il suo amore originario. La goccia del rubinetto, il passo per strada, una parola distratta, un rumore nell'aria...
Il resto è solo infinita distanza tra alto e basso, dualismo. Devozionismo terrorizzato o disperazione nichilista.
La gioia è originaria.