"Come mulinelli nel fiume della vita" (Charlotte Joko Beck)
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"Come mulinelli nel fiume della vita" (Charlotte Joko Beck)


Cominciamo questa settimana a leggere alcuni brani tratti da Niente di speciale. Vivere lo zen di Charlotte Joko Beck, che dirige lo Zen Center di San Diego:

"Siamo come mulinelli nel fiume della vita. Nella sua corsa un fiume, un torrente, urta contro sassi, rami o irregolarità del terreno, e qua e là si producono spontaneamente dei mulinelli. L'acqua entra in un mulinello, lo supera velocemente e si ricongiunge al fiume, per entrare forse in un altro mulinello e proseguire di nuovo. Benché, per brevi periodi, sembri distinguibile come evento separato, l'acqua dei mulinelli non è altro che il fiume. [...]
Noi preferiamo non pensare alla nostra vita in questi termini. [...] Vogliamo vederci come stabili e permanenti. Impieghiamo tutta l'energia nel tentativo di proteggere la nostra pretesa separatezza. [...] L'eccesso di cose intasa il nostro mulinello, e la faccenda diventa molto complicata. La corrente deve scorrere libera e sciolta. Se il nostro particolare mulinello è intasato, pregiudichiamo l'energia stessa della corrente, che non fluisce più. Forse i mulinelli vicini riceveranno meno acqua, perché noi ne stiamo freneticamente acchiappando troppa. Ma la cosa migliore da fare per noi stessi e per la vita è mantenere l'acqua del nostro mulinello fresca e corrente, perché possa tranquillamente entrare e uscire. È l'intasamento che crea problemi: mentali, fisici e spirituali.
Rendiamo un servizio migliore agli altri mulinelli se l'acqua che entra nel nostro è libera di attraversarlo e di passare rapidamente e velocemente a qualunque altra cosa che debba venire agitata. L'energia della vita vuole rapide trasformazioni. Se riusciamo a vedere la vita così, senza afferrarci a niente, la vita arriva e se ne va semplicemente. Quando nel nostro mulinello arrivano i detriti, se la corrente è regolare e forte faranno un paio di giri e se ne andranno per la loro strada. Ma noi non viviamo così. Non comprendendo che siamo un semplice mulinello nel fiume dell'universo, ci consideriamo entità separate che debbono difendere i propri confini. La stessa nozione 'mi fanno del male' erige automaticamente un confine, stabilisce un 'io' che esige di essere difeso. Nel nostro mulinello arriva della spazzatura, ed eccoci impegnati nello sforzo frenetico di tenerla alla larga, buttarla fuori o, almeno, assumerne il controllo.
Il novanta per cento della vita è dedicato a costruire confini attorno al mulinello. Siamo sempre sulla difensiva: «Quest'uomo mi può danneggiare», «Questo può andarmi male», «Questa persona non mi piace». È un uso della vita assolutamente sbagliato, eppure tutti, chi più chi meno, facciamo così.
[...] Un mulinello che si costruisce intorno la sua diga escludendosi dal fiume ristagna, perde vitalità. La pratica serve a non essere più intrappolati nel particolare e a vederlo per quello che è: una parte del tutto. Ma continuiamo a sprecare le nostre energie nella costruzione di acqua stagnante. Questo è il risultato di vivere nella paura. La paura è dovuta al fatto che il mulinello ignora di essere la corrente. Finché non avremo sentore di questa verità, tutte le nostre energie andranno nella direzione sbagliata. Creiamo pozze di acqua stagnante che causano infezioni e malattie. Le pozze vogliono costruirsi attorno la protezione di una diga, e incominciamo a lottare tra di loro. «Tu puzzi, non mi piaci». Le pozze stagnanti causano un'infinità di guai. La freschezza della vita se n'è andata" (pp. 9-10).