Basho è un famoso poeta zen giapponese del 1600. Un suo
haiku:
Davanti al rigoglioso vilucchio
Consumiamo il nostro pasto
Noi che siamo solo uomini.
Abbiamo già detto della disarmante semplicità di questi
componimenti poetici. Ma dire semplicità non è dire facilità. Ogni haiku, se
meditato con intensità, esplode nei suoi infiniti significati, nel suo indicare
potentemente una realtà che è, sì, assai vicina, ma proprio in forza del suo
'essere qui', è assai ardua da cogliere con altrettanta semplicità.
Diciamo solo alcune cose di questo componimento; il resto ognuno, se vorrà, lo
mediterà per conto suo.
Come tutti gli haiku, è un vero inno al vivere semplice. Questa semplicità
traspare in ogni verso. Davanti al rigoglioso vilucchio. Nulla di particolare: un semplice
vilucchio, una pianta erbacea presente soprattutto in campi incolti. Proprio
nulla di straordinario: qualcosa di estremamente ordinario... Se Basho ha
davanti il vilucchio non può che stare in questa semplice attitudine mentale:
tranquillamente "davanti a". Non davanti al vilucchio, ma con la mente
aggrappata ai ricordi o alle fantasticherie. Grazie a questo spazio mentale, il
vilucchio è fruito nel suo essere "rigoglioso". Consumiamo il nostro pasto. Cosa fa davanti al vilucchio? Nulla.
Semplicemente mangia. Cosa aggiungere? Assoluta mancanza di sforzi. Anche
l'eventuale obiezione del praticante perbenista ("Ma se si è in stato di
attenzione davanti al vilucchio, non si deve mangiare! Non si deve fare nulla!")
è troppo forzata, è indice di una pratica con i nervi a fior di pelle... No? Noi che siamo solo uomini. Una cosa non facile, evidentemente, essere
solo uomini. Essere svuotati di ogni contenuto, semplici, puri, puliti da tutto
il resto. Se hai davanti un vilucchio e realizzi la sua presenza (è lì, proprio
davanti a te!), se consumi in semplicità il tuo pasto: se sei in questo stato,
non puoi che essere solo un uomo. Non c'è più il vilucchio, il pasto, il
mangiare, l'essere davanti: c'è la realtà, l'unità, la presenza, l'attenzione.
Il vuoto.