"Tutte le regioni del corpo diventano viventi" (Eric Baret)
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"Tutte le regioni del corpo diventano viventi" (Eric Baret)


Leggiamo per l'ultima volta brani tratti dall'opera di Eric Baret, L'unico desiderio - Nella nudità dei tantra:

"Quando realizzate che non avete da pensare, da compiere, da raggiungere o da rifiutare, ciò che rimane è la sensibilità corporea. Finché desiderate una vita volta al successo, e volete diventare illuminato o cercate qualsiasi cosa, voi anestetizzate la sensibilità corporea, vivete in un sogno, nelle vostre idee. Nel momento in cui realizzate che non c'è niente che possiate chiamare voi stesso, allora la sensibilità corporea viene naturalmente. Nessuno sforzo né esercizio è richiesto.
La tradizione non consiste nel sentire di più, ma nello scoprire che non sentiamo. Dunque approcciate il corpo per esplorarlo, per realizzare fino a che punto non ne siete coscienti. La sensibilità sopraggiunge quando vi rendete conto di non sentire.
[...] La sensibilità corporea, è scegliere di non sfuggire. La persona vive in una fantasmagoria, in un sogno, nell'intenzione. [...]
Sentire che il corpo vive nella restrizione è un'esperienza magnifica.
Sentire la paura nella gola, nel ventre, nelle spalle, la prensione della mano, la violenza nei muscoli della mascella. Sentire la maniera in cui posate i piedi a terra, come reagite al vostro risveglio. Sentirlo. Solo in quel momento, può accadere qualcosa.
Se penso: «Sono depresso», non succede niente. Quando «sentite» la depressione e lasciate che questa sensazione si attualizzi in voi, allora c'è lucidità. Ma il più sovente si pensa: «Sono depresso, sono bloccato». È un concetto. [...]
Dapprima c'è una esplorazione, un approfondimento della sensibilità. Ad un certo momento [...] il corpo si apre totalmente, è libero da densità. [...] Tutte le regioni del corpo diventano viventi. [...]
Per noi, ciò che è scoperto, è la sottigliezza. Non è sottile scoprire un oggetto magnifico, ma lo è scoprire la tranquillità. [...]
L'importante è sentirsi nella tranquillità.
[...] Tutto proviene dall'ascolto di ciò che è, non di ciò che si vuole, di ciò che si spera, di ciò che si aspetta. [...] Le emozioni vengono, la tristezza viene, la paura viene, se ne va. Non cercate di essere liberi da emozioni. Non cercate di essere liberi da niente. Non dovete cercare di fare niente. Lasciate che l'emozione prenda il suo posto nel vostro cuore. Questa emozione è la vita. Non c'è che il sacro.
Quando non intervenite, realizzate che piangete per niente, che avete paura per niente. Tranquillità. La paura, la tristezza possono riapparire. Giungono in quanto bellezza. [...]
L'apertura nei confronti delle emozioni è totalmente in voi. È molto importante. [...]
Voi sentite che l'essenziale, nella vita, non è quel che diventerete, né quel che potete cambiare, né altro. Viene allora un presentimento di tranquillità; diventate attenti [...].
Quando smettete di volere questo, di rifiutare quello, sentite la tranquillità. Il movimento del desiderio e il suo contrario è considerevolmente ridotto perché realizzate che niente è male per voi e che niente è «meglio». [...] In breve, smettete di battervi.
Quando diventate sensibili, economizzate il 99% della vostra energia, perché vivete nell'istante. Un enorme paniere di energia è a vostra disposizione che vi aiuta ad attualizzare le vostre capacità. [...]
Rendersi conto di come passiamo le nostre giornate a scegliere e rifiutare. È rivoltante! Non ve ne rendete conto, poi all'improvviso realizzate che state costantemente dicendo no a quel che vi si presenta! Talvolta sembra che diciate sì, ma profondamente è no. Tutto il corpo cerca di dire no, o, talvolta, «sì, ma». Non dite mai totalmente sì ad una situazione. È straordinario vederlo.
Bisogna vederlo in maniera vivente, sentirlo.
Posso davvero dire sì ad una situazione, senza alcun pensiero di sottofondo? Non chiedere ad essa qualcosa, ma veramente dire sì. Quando dite sì, siete pronti a lasciare tutto. Cosa ne è allora della vostra identità? Perché allora non siete più niente, più nessuno... Un ego non può dire sì.
Nel sì, non c'è spazio per la sicurezza. In un sì, non c'è che vacuità, apertura, accettazione" (pp. 375-384).