"Essere completamente aperto alla situazione" (Eric Baret)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Essere completamente aperto alla situazione" (Eric Baret)


Abbiamo continuato a leggere da I coccodrilli non pensano! di Eric Baret:

"L'azione non libera. Il pensiero non libera. Ciò che libera è essere completamente aperto alla situazione. [...]
Quando lasciate libera la percezione, essa si pulisce. Diviene viva. Il suo segreto si esprime. [...]
Quando la corporeità è accostata come frammento, l'energia può colare. [...]
Quando il respiro è liberato, l'energia fondamentale si libera e la corporeità allora diventa apertura. Ciò che libera l'energia è il respiro, e ciò che libera il respiro è una sensibilità corporea globale. [...]
Quando vi mettete veramente a disposizione di una situazione, non c'è alcuna emozione negativa. Potete essere toccati fisicamente da qualcosa: se ricevete un colpo di mazza da baseball in testa, il vostro cranio è traumatizzato, ma non c'è spazio per la negatività. Quando siete aperti, non c'è né negativo, né positivo. [...]
Quel che conta veramente è il momento dopo l'espiro. È questa la porta sul divino. [...]  Il respiro scaturisce dalla coscienza e si riassorbe in essa. È unicamente quando viene percepita questa tela di fondo che l'inspirazione, la ritenzione e l'espirazione possono dispiegarsi nel modo giusto" (pp. 35, 43, 47-48, 58, 60-61).

La pratica non è un fare, non è un pensare diversamente, è solo arrendersi. Nella resa accade qualcosa: non lo produci tu, succede. Meno si è nella volontà di incidere, più accade. Allora il fare messo in atto nella pratica si rivela quello che era sempre stato: uno sporcare. Lo sporcare della dualità: questo mi piace, questo no, questo lo voglio, questo lo detesto. Scopri che anche il momento del dolore viene sentito nell'apertura: rimane dolore, ma non viene aggiunto null'altro. Se sogno qualcos'altro, capisco che la pratica mi deve ancora lavorare. E mi lavora per tutta la vita.