"L'illuminazione significa semplicemente che scompare il senso di un agente personale. Tutte le azioni sono viste come azioni della Totalità.
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All'inizio, il senso della presenza è impersonale. Quando ti svegli al mattino, il primo barlume di presenza è impersonale. Poi diventa 'io sono questo e quello'. L'identificazione personale sopraggiunge in un secondo tempo. All'origine c'è solo il senso della presenza, il senso impersonale della presenza.
Cioè non sei un 'io', non provi il senso di essere un 'io'.
Esatto.
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Nel caso del dolore, tu testimoni il dolore finché, a un certo punto, diventi il dolore. Il testimoniare si trasforma nell'esperienza del dolore senza nessuno sperimentatore gettato nel panico. C'è l'esperienza del dolore. Tu sei l'esperienza. Nell'esperienza, di profondo terrore o di indicibile estasi, non c'è nessuno che faccia l'esperienza. [...] Ogni esperienza è sempre esperienza nell'attimo. [...]
Coscienza, Comprensione, Testimoniare, Esperienza... indicano tutti la stessa cosa. C'è solo l'esperienza, nel momento presente. Lo sperimentatore nasce successivamente, quando il pensiero pensa all'esperienza e dice: «Che esperienza tremenda». Ma nel momento dell'esperienza c'era puro terrore, tu eri il terrore. Poi la mente fa sua l'esperienza e la riproietta.
La mente concettuale conserva il ricordo di quel terrore e continua a proiettarlo. Di qui nascono le nostre paure: dal ricordo. Le paure sono semplici proiezioni della mente basate sul ricordo. L'esperienza è sempre nel momento presente. [...]
Ieri hai parlato dell'essere totalmente assorbiti dal proprio lavoro. Non ricordo le parole precise, ma mi sembra di aver capito che, in quel momento, si è uno con la Coscienza, uno con l'Assoluto.
Meglio metterla in questo modo: in quel momento non c'è concettualizzazione in atto. La mente divisa tra soggetto e oggetto, l''io', non è in funzione.
Vuoi dire che ogni volta che la mente è completamente immersa in un'attività mentale o fisica, quello è lo stato?
È un ottimo stato, sì.
Lo stato naturale.
Sì.
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Riconosco che il problema è l''io', ma non riesco a liberarmene.
Non puoi lottare contro l'io. Accettalo, e abbandonalo. Questa comprensione lo farà recedere lentamente sullo sfondo. [...]
Non si tratta di tenere sotto controllo il corpo e la psiche. I sensi, le emozioni e i pensieri devono fluire spontaneamente, nella fiducia che assumeranno un'armonia naturale. Voler controllare a forza la mente è come voler schiacciare le onde con un'asse. Un simile tentativo non farà che aumentare l'agitazione. Tentare a forza di unificarci significa tentare di sottomettere l'organismo a un governo dittatoriale.
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Schiavitù è quando la mente desidera o si affligge per qualcosa. La mente desidera l'illuminazione e si affligge perché non è ancora illuminata. «Ci provo da dieci, dodici, venticinque anni, e non è successo niente». La mente si affligge perché non è 'successo niente'. Vuole che qualcosa accada, e si addolore se non accade. Liberazione è quando la mente non vuole, non desidera e non si affligge, quando è vuota, quando è aperta. Mente vuota non significa l'incapacità mentale di un deficiente: è una mente aperta e attenta, non condizionata. Non cerca niente, non è intasata da niente.
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Non si tratta di trovare una risposta, ma del fatto che, non trovando risposta, la mente si placa. [...] Questa comprensione riconduce l''io' alla sua sorgente. Il problema nasce piuttosto dall'aver paura dell''io'. Accetta l''io', e tutto il resto, come parte dell'attività della Totalità, e osserva che cosa accade. Allora i problemi cesseranno.
In che senso 'accettare l'io'?
La persona comune, che non è un cercatore, non si fa problemi riguardo al proprio 'io'. È perfettamente soddisfatto di essere un 'io'. Ma, in conseguenza di migliaia di anni di condizionamento, il cercatore si sente dire: «L'io è il problema. Devi uccidere l'io, devi fare così, dive fare cosà». All'inizio, il cercatore riceve il messaggio che l''io' è il cattivo della situazione. «Devi sbarazzartene». Ma chi se ne sbarazzerà? L''io' non è disposto a fare hara-kiri, oppone resistenza. [...]
Comprensione significa assenza di aspettative, accettare tutto ciò che viene. [...] La comprensione si fonda sulla non opposizione. Lascia che le cose seguano la loro strada. Allora, sorprendentemente, le cose sembrano prendere una strada più facile, più leggera.
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Quando cominci a chiederti chi è che respira? Quando qualcosa non va nel tuo respiro. Solo allora sei consapevole del respiro. Qualcosa non va nel tuo processo digestivo, e solo allora diventi consapevole della digestione. [...]
In genere non si è consapevoli di questi processi naturali. Il sistema nervoso, che è quanto di più complesso si possa immaginare, il meccanismo respiratorio, il processo della digestione, vanno tutti avanti da sé. Non ne prendiamo consapevolezza finché qualcosa non va. Perciò ti domando: «Come mai, allora, sei consapevole del problema della vita?». Perché c'è qualcosa che decisamente non va nella vita. Se la vita fosse naturale, come una tranquilla respirazione o una buona digestione, vivere non sarebbe un problema. Se la vita è un problema significa che non stai vivendo in modo naturale. Non stai vivendo in modo spontaneo" (pp. 49, 52, 55-56, 63-64, 74, 80-81, 83).