|
|
|
"Costui [il monaco], veduta con la vista la forma, sentito con l'udito il suono, odorato con l'olfatto l'odore, gustato con il gusto il sapore, toccato con il corpo un oggetto tangibile, conosciuto con la mente l'oggetto della mente, non si attacca alle forme, ai suoni, agli odori, ai sapori, a ciò che è tangibile e agli oggetti della mente gradevoli, né schiva quelli sgradevoli; consapevole del corpo, egli non vive più senza chiara coscienza, senza conoscere la liberazione della mente, la liberazione della saggezza, in cui gli stati mentali negativi e nocivi cessano senza residuo. In tal modo, egli non è più in balìa di contentezza e scontentezza e, qualsiasi sensazione provi - sia essa piacevole, spiacevole o neutra -, non l'approva, non la saluta, non vi si attacca e, così facendo, cessa in lui il godimento. Dunque, dalla cessazione del godimento segue la cessazione dell'appropriazione [...]. E così si ha la cessazione di tutto quest'aggregato di dolore" (dal Mahatanhasankhayasutta). È abbastanza chiaro questo brano. Sottolineiamo almeno il
legame tra 'chiara coscienza' (cioè una mente pulita e una percezione diretta
della realtà) e atteggiamento equanime rispetto alle sensazioni e ai pensieri
(né aggrapparsi, né rifuggire). Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro. A conclusione della lezione del lunedì abbiamo letto e commentato un altro brano tratto dal Denkoroku (clicca qui).
|
|