"Se non si attende e non si teme nulla" (María Zambrano)

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"Se non si attende e non si teme nulla" (María Zambrano)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto da Dell'Aurora di María Zambrano:

"Si dimentica che l'uomo è di per sé, e prima di tutto, contemplativo, anche solo nella misura modesta in cui guarda e qualcosa riceve dalla visione incompleta ma nitida che gli procura il suo sguardo breve. Contemplativo in senso proprio è solo chi è votato a prolungare lo sguardo, l'amante dello sguardo, da cui attinge visione e alimento: colui che confida nell'alimento che gli arreca il suo sguardo originario, iniziale e solo per questo iniziatore. [...]
Più che dallo spessore delle tenebre, l'alba viene annunciata da un silenzio speciale, un silenzio rivelatore [...].
Ma se non si attende e non si teme nulla, allora apparirà la rivelazione di questo silenzio così com'è, senza promesse. La promessa nasconde soventemente la presenza reale, la rivelazione vivente. [...] Libero, l'animo abbandona l'anima al suo vagare, alla sua originaria recettività. E nell'istante del silenzioso germinare dell'Aurora, se si è liberi dalle due affezioni, solo apparentemente contrarie, del timore e della speranza, si può ascoltare il silenzio ineffabile, indicibile, il silenzio al di là di ogni definizione e di ogni concetto. È il silenzio della concezione della luce [...].
Allora il silenzio della concezione della luce, quello che fa di essa luce vivente e non solamente offerta alla percezione, si fa sentire; si espande senza limiti, mansueto, come olio della vita, come se in esso nascesse la vita, la vita indefinibile della luce. La vita inafferrabile che è luce essa stessa, una cosa sola con essa.
Per prima giunge l'alba: appena un chiarore silenzioso che cancella le tenebre più che disfarle. L'ora della libertà, l'inter-regno dove tutto è possibile, dove tutto è amore che obbedisce senza fatica [...]. Il regno che non è regno, perché non ha altro imperativo che quello dell'amore inconsapevole, l'amore beato, ancor privo di ombra.
Fa giorno" (pp. 45-46; 63-64).

La pratica meditativa è questo guardare senza ricerca, è questo stare senza nulla attendere e nulla aspettarsi e nulla obiettare e nulla rifiutare. È questo non fare in cui si è spazio di pura recezione: quel silenzio da cui emerge la presenza del tuo esserci, quel luogo che non ostacola il suo espandersi, questo darsi nella sua totalità.


 

 


 

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