"Il vuoto in cui la bellezza appare" (María Zambrano)
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"Il vuoto in cui la bellezza appare" (María Zambrano)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto da Dell'Aurora di María Zambrano:

 

"L'Aurora, che ha risvegliato il germe - preesistente ma quasi normalmente assopito - dell'illimitato e dell'ardente, ci appare come un limite, un confine che ci arresta e ci chiama in modo ineludibile. È un sogno, un luogo dove i semplici sentire, con il loro naturale fantasticare, sembrano sul punto di essere soppressi [...]. L'apparizione dell'Aurora unifica i sentire trasformandoli in senso, reca il senso. [...]

In nome di quale ragione occulta, sconosciuta, l'Aurora appare e scompare? Appare così, senza ragione, si mostra all'improvviso, oscillando tra la purezza massima della ragione e il suo apparente opposto [...]. Improvvisamente qualcosa che sembrerebbe naturale si manifesta come una rivelazione: il fatto che abbia colore. [...] Ci sembra allora inevitabile che l'Aurora apra il senso, l'orizzonte e la luce di ogni giorno [...], che la luce debba anch'essa farsi ogni giorno di nuovo, perché la vita, a sua volta, ogni giorno si faccia; perché l'essere e la vita uniti non muoiano una volta per sempre, come se fossero stati creati [...] una volta sola e per sempre qui, dove siamo: se l'eternità ci si offrisse fin dal principio, se questo principio non fosse una gloriosa, impensabile rivelazione. Se il pensiero non dovesse alimentarsi respirando, anche solo per lievi istanti, l'eternità; un inconfondibile tremore, e quell'inconcepibile fiore che a volta è l'Aurora [...]. È lei, l'Aurora, che fugge nell'istante in cui viene percepita, che si nega ad avere un corpo, che annuncia, tremando, questo sì, un mondo altro, in cui i sensi si trovano in un tempo proprio [...]; poiché il tempo ci appare come il primo datore dell'essere, e non come il suo rivale.

[...] Il vuoto in cui la bellezza appare, sarà a sua volta proprio esso a manifestarsi? Essere, essere in altro modo, o essere in verità, o oltre la verità, o oltre l'essere; vuoto e bellezza annunciano qualcosa che non si perde ma che non si dà. E lei è, così immaginiamo, l'unica tra tutti gli dèi e le parole che un tempo furono come dèi; lei è, ci sembra, la sola ad aver conservato quella condizione. Lei, l'Aurora" (pp. 27-29).

 

Forse è possibile accostare l'Aurora di cui parla qui la Zambrano con la dimensione realizzativa della pratica. L'Aurora che apre all'illimitato, l'Aurora che unifica e rinnova i nostri sentire sempre immersi nelle loro fantasticherie, l'Aurora che giunge senza preavviso, senza apparente motivo; l'Aurora che produce una fruizione della realtà completamente nuova: ciò che prima era già dato, scontato, si trasfigura di bellezza originaria per il suo semplice esserci, il semplice fatto di avere colore. E allora l'Aurora non è un evento collocabile in un certo tempo, ma è quella dimensione che dà sguardo nuovo agli occhi ogni istante. E allora l'Aurora non è un ente tra gli altri, non è percepibile come lo sarebbe un corpo, ma è quell'apertura del tempo nel quale il suo passare non è più, come nell'esperienza usuale, la progressiva perdita dell'essere, ma la piena immersione nel suo splendore che sempre inizia.

È quella realtà dove la bellezza si fa vera perché nel vuoto ha il suo luogo di apparizione, il suo spazio senza supporto, la sua aria senza direzione, infinita, aperta. Quella bellezza che nel vuoto passa, che nel vuoto ha la sua dimora e il suo segreto.