Dall'ultima lezione al monastero di Antai-ji di Kosho Uchiyama Roshi - 3
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Dall'ultima lezione al monastero di Antai-ji di Kosho Uchiyama Roshi - 3


Terminiamo oggi di leggere dal testo dell'ultima lezione tenuta da Kosho Uchiyama Roshi come abate del Antai-ji:

"«Aprire le mani del nostro pensiero» (non-egocentrismo) è la base del Buddha Dharma. Il passo successivo è espresso dal detto «guadagno è illusione, perdita è illuminazione». Significa perdere qualcosa attivamente. [...] Niente è più importante di rinunciare a qualche cosa se si vuol "rompere" il nostro ego. «Perdita è risveglio» significa «Rompere il nostro ego è risveglio».

A questo punto dovremmo chiaramente distinguere tra «sé condizionato» e «sé originale».

Pensiamo sempre che il "sé condizionato" sia "Io". Ma se sbucciate il «sé condizionato» troverete il «sé originale». Il «sé condizionato» è il cosiddetto «sé karmico», che cerca continuamente di appagare i desideri. Poiché gli esseri umani hanno una mente fin dalla nascita, che funziona in un certo modo, abbiamo un karma che ci spinge nel labirinto delle illusioni generate dalla nostra mente. Questo è il «sé condizionato». [...] «Spogliare il sé condizionato» significa «aprire le mani del nostro pensiero». Questo è il «sé originale».

[...] Quando apriamo le mani del nostro pensiero il «sé originale» è proprio lì. Non è una particolare condizione mistica. [...] Quando non trattenete i vostri pensieri, la forza che vi fa vivere e la forza che fa soffiare il vento sono la stessa forza.

[...] Di solito pensiamo che viviamo perché il nostro cervello ci controlla. Questo è un grande errore. [...] Il nostro stomaco non è sotto il controllo del nostro cervello. Per di più è impossibile controllare cuore e polmoni. Noi respiriamo anche quando dormiamo. Non è un nostro sforzo personale. [...] Allora, non è «Io» che respira senza il controllo del mio cervello? Sì, è certamente «Io». Questo è il «sé originale».

[...] Il pensare della nostra mente è anch’esso una delle funzioni del «sé originale». Ma il cervello può pensare come reale ciò che in realtà non esiste. [...] Pensiamo a qualche cosa di irreale proprio qui, proprio ora. Questa è illusione. Fare zazen significa vedere quest’illusione come un’illusione, capire che è un’illusione. Per tutto il tempo in cui viviamo non possiamo essere separati dal «sé originale», che lo vogliamo o no. Siamo universali sia da vivi che da morti. Ma, nello stesso tempo, è anche vero che non possiamo essere separati dal nostro «sé condizionato» che ha il karma che produce tutti i tipi di illusione. Quindi possiamo concludere che noi esseri umani esistiamo nella relazione tra «sé condizionato» e «sé originale».

[...] Vivere il vostro sé che è uno con ogni cosa. Quando incontrate altre persone, dovreste vivere la vita del vostro sé nella relazione tra voi e gli altri.

[...] Il vero sé non è qualcosa di costruito nel vostro cervello, ma è il sé di ogni cosa, il sé dell’intero mondo del Dharma o il sé originale che è manifesto quando voi lasciate aperte le mani del vostro pensiero.

[...] Invece di astenersi dal fare qualcosa di male col nostro sforzo moralistico, [...] quando abbiamo la nostra vera base nel sé universale, tutto ciò che vi è di male è nella condizione di non-essere-prodotto. E la misura della attualizzazione di questo dipende dall’astenersi da. Questo significa che praticando zazen ininterrottamente capirete profondamente che sempre, dovunque, qualunque cosa accada, ogni cosa è universale (al di là dell’individualità). A questo punto tutto il male è nella condizione di non-essere-prodotto.

[...] Di recente ho pienamente realizzato che quando lasciamo aperte le mani del nostro pensiero noi siamo il sé dell'intero mondo del Dharma, anche se pensiamo di no... [...] Ogni cosa è una con tutto, sia che voi pensiate che sia così oppure no. Questo è il vero «Io».

[...]

Sempre, questo «Io» è,

che io lo pensi o no,

il sé dell’intero mondo del Dharma.

Questo sé di tutto il mondo del Dharma svolge

il ruolo di vita quando si trova nel ruolo di vita

e anche ricopre il ruolo di morte quando è nel ruolo di morte.

Vita è la manifestazione dell’intero funzionamento.

Morte è la manifestazione dell’intero funzionamento".