"Imparare a non manipolare se stessi" (A. H. Almaas)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Imparare a non manipolare se stessi" (A. H. Almaas)


Abbiamo continuato a leggere alcuni brani da La pratica della presenza di A. H. Almaas:

"Praticare significa pertanto imparare a non manipolare se stessi. Immaginate di stare con una persona o un gruppo di persone che vi dicono sempre cosa dovreste fare: «Fa' questo... quello non va bene... dovresti cambiare qualcosa... no, no, così è orribile, fallo diversamente». Come vi sentireste? Vorreste sbarazzarvi di quegli impiccioni, vero? [...] Anche se nella vostra vita non ci sono persone simili, il problema è che esse sono dentro di voi. Le loro voci continuano a spingervi in una direzione o nell'altra.
E se abbiamo svolto una pratica interiore, una delle voci più sonore tenta sempre di renderci migliori, più spirituali. Cerchiamo di diventare illuminati. Vogliamo immetterci in una certa condizione, disporci in un particolare stato. Facciamo un esempio: una mattina vi mettete a meditare. Se lo fate perché volete imporvi qualcosa, per raggiungere qualcosa, state interferendo. Se invece vi limitate a sedere, tutto qua, senza agire, state praticando. Ma capita raramente. [...] Nel momento in cui cominciamo a meditare pensiamo di fare qualcosa per andare da qualche parte.
Questo è il tranello, il paradosso della pratica spirituale. Voi cercate di imparare a non agire, ma il fatto stesso di stare seduti implica che vi sforzate di realizzare qualcosa, di raggiungere una condizione spirituale, forse illuminata. Non appena adottiamo quest'atteggiamento, stiamo già obbligando la nostra coscienza, facendo pressioni sull'anima; cerchiamo di dirigere le cose in una certa maniera e mettiamo in moto un'operazione per conseguire un risultato.
Così, sebbene gli insegnamenti spirituali dicano che non vi è nulla da realizzare, ciò non è per noi reali, talché continuiamo a manipolare la nostra esperienza. Non possiamo fare a meno di credere che dobbiamo riuscire a essere in qualche modo noi stessi. Nella manipolazione di sé non c'è niente di nuovo; abbiamo sempre cercato di cambiare l'esperienza quotidiana, ancor prima di saper qualcosa sulle pratiche spirituali. [...] Perché avevamo in mente che, quali che fossero i fatti, non erano come avrebbero dovuto essere. [...]
Se per esempio sentite dolore, avete paura o provate felicità, oppure vi sentite scissi, colpevoli, terrorizzati, o pieni di desiderio: cosa fa la vostra vera Natura? Nulla. È semplicemente consapevole delle vostre sensazioni, quali che siano; s'interessa, si sintonizza e accoglie ciò che avviene. Vuole sperimentare pienamente la sensazione, esser presente con delicatezza. La vera Natura non tenta mai di forzare. Non tenta di fare nulla e non lo fa: si limita a essere. E, nella sua essenza, emergeranno le qualità indispensabili. Se serve compassione, emergerà la compassione. Se serve amore, emergerà l'amore. Se serve forza, emergerà la forza. La vera Natura non alza mai neanche un dito" (pp. 33-36).