"Non sentire alcuna distanza da sé" (A. H. Almaas)
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"Non sentire alcuna distanza da sé" (A. H. Almaas)


Abbiamo iniziato a leggere alcuni brani dal testo di A. H. Almaas, La pratica della presenza:

"Il viaggio spirituale non consiste nel fare esperienze, nell'avere intuizioni interessanti o percezioni insolite [...]. La pratica interiore è sostanzialmente una questione di calma e assestamento. Si tratta di rasserenarsi nella semplicità dell'essere se stessi, di sentire la nostra realtà: essere nella realtà anziché nei suoi echi. [...]
Essere veri significa essere come si è quando siamo da soli e calmi: «So che sono così, so come mi sento e sto bene in tale situazione. Non provo conflitti al riguardo. E quando interagisco con qualcuno, a interagire è la realtà di quel che sono». Di solito la gente non si sforza di compiere il lavoro interiore se non vuole essere reale, se non ritiene che essere veri sia una cosa buona, da desiderare o apprezzare. Vi è qualcosa di prezioso, di non analizzabile, nell'essere veri in un'interazione. [...]
Ma sarebbe fuorviante voler essere veri per sentirsi soddisfatti, felici o realizzati. No, vogliamo essere veri perché amiamo davvero essere reali. Adoriamo la realtà, amiamo sentirla, vederla ed esserla il più possibile. Ma possiamo riconoscere di amare questa qualità della realtà in sé e per sé, e non ciò che ci procura, solo se sapremo rallentare e riposarci nei più semplici e preziosi momenti della vita.
Non amiamo il vero perché ci fa stare bene o è bene per noi [...]. Lo amiamo perché sappiamo che, essendo veri, siamo a casa, indipendentemente dal gusto o dalla sensazione che questo ci dà. A volte esserlo comporta accettare il dolore o una verità che fa male. Eppure, quando lo siamo, dentro di noi qualcosa si allinea a un terreno di interiore autenticità. Amiamo questo stato perché lo sentiamo giusto per la nostra anima, con una sensazione del tipo: «Ah, eccomi qui, e non c'è altro da fare che essere». [...]
Non mediteremo, pregheremo, canteremo o lavoreremo su di noi per migliorarci. Non svolgerò la pratica per essere alla pari del mio vicino, perché ho un'idea oppure ho sviluppato un ideale, magari orecchiato altrove, e ho deciso che è una cosa buona da perseguire. Non si tratta di inseguire qualcosa. Basta assestarsi dentro se stessi. [...]
In fondo impegnarsi nella pratica interiore e vivere la vita non sono cose distinte. [...] Essere veri [...] è il non sentire alcuna distanza da sé: nessuna dissociazione, dispersione, disseminazione, distrazione. Più riconosceremo quest'unione, questa presenza, questo essere qui, quest'assestamento, tanto più proveremo la sensazione della realtà, di essere veri" (pp. 17-21).

Quanto lavoro da fare... O meglio: non c'è proprio nulla da fare, ma almeno togliere tutto ciò che di aggiunto, cioè di sostanzialmente falso vi è in noi. Il falso che siamo, le falsità che diciamo, la sofferenza che produciamo nella nostra persona e negli altri. Ciò che perdiamo, del contatto con la nostra semplice verità, del contatto con l'amore dell'altro.
Entrare nel nostro fondo, stare lì, non cercare altro, nemmeno il capire cosa sia. Stare in questa connessione ci darà tutto: l'essere, l'andare, il comprendere, il sentire.